Redazione

I membri dell’Assemblea sinodale ricorderanno il mio messaggio per la Pentecoste 1994 dal titolo "Il vento e il fuoco".
Dalle reazioni dei sinodali è apparso che ciò che li aveva particolarmente impressionati era l’affermazione che forse andava ancora cercata un’icona centrale, qualcosa come un’idea madre che desse unità al vasto materiale del Sinodo. Con tale parola non intendevo evidentemente auspicare qualcosa di imposto a priori, a prescindere dal cammino effettivo del Sinodo. Neppure auspicavo l’emergere di un’idea generale da cui estrarre quasi deduttivamente le proposizioni sinodali.
Non è così – commentavo allora in aula – che agisce quello Spirito che vive in una Chiesa locale e la muove con scioltezza e libertà, secondo modi non sempre umanamente prevedibili. Ed è lasciandomi ispirare da ciò che lo Spirito suggeriva in quei giorni che sono giunto alla convinzione che l’icona soggiacente a tutti i nostri lavori fosse quella della Chiesa degli apostoli.
La grande domanda che sottostava a tutti i lavori del Sinodo mi pareva infatti si potesse esprimere così:

– Quale Chiesa vogliamo essere di fronte alle sfide che ci attendono ?

– Con quale volto Gesù vuole che la Chiesa di Milano si presenti alla società contemporanea per servirla con umiltà e dedizione, per essere sale della terra, lievito nella pasta, lucerna sul candelabro, casa sulla roccia, città sul monte, voce di gioia nelle piazze e canto di letizia nelle case della gente?

Mi pare chiaro che in questo momento di prova e di difficoltà la Chiesa di Milano deve riscoprire, rivivere e attualizzare la Chiesa degli apostoli, la Chiesa dei primi cristiani, quella nella quale venivano proclamati i vangeli secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni; quella descritta negli Atti degli apostoli; quella che traspare dalle Lettere apostoliche e dall’Apocalisse. Siamo chiamati a riscoprire, rivivere e attualizzare il modo di vedere, giudicare e agire degli apostoli, dei primi evangelizzatori e dei primi discepoli; i loro atteggiamenti e le loro scelte, il loro amore per il Signore Gesù, la loro obbedienza al Padre, la loro docilità allo Spirito santo, la loro costante attenzione alla Parola, la loro interiore rigenerazione, la carità creativa verso i fratelli, lo slancio missionario. Ammiriamo, studiamo e imitiamo la Chiesa degli apostoli descritta da san Luca e dagli altri scritti del Nuovo Testamento!
E’ questa una "icona" che non si sovrappone ai testi sinodali ma è già presente in essi; è un "modello" ispirato e consacrato che da duemila anni guida il cammino di tutte le Chiese cristiane; è una "esperienza concreta" vissuta da persone come noi, che con i loro limiti e difetti, superando difficoltà certo non inferiori alle nostre, si sono lasciate condurre dal Signore, giorno dopo giorno, per le strade del mondo, facendo del bene, sanando quelli che erano dominati da poteri maligni, insegnando a vivere con gioia il Vangelo.
Per questo sarà utile che impariamo a rileggere anzitutto il libro degli Atti degli apostoli: la storia del nuovo modo di essere di uomini e donne che vivono le beatitudini evangeliche, che si sentono inviati a dare un’anima divina a un mondo non del tutto umano, spesso ostile e ingiusto, affinché esso trovi modo di convivere con un po’ più di carità e un po’ più di pace. Sarà così possibile leggere il nostro libro sinodale, con le sue costituzioni e le sue norme, come il nostro onesto tentativo di descrivere per i nostri giorni questo stile di vita per attuarlo con fiducia nella grazia dello Spirito santo. Nelle pagine che seguono vi presento un mio contributo a questa rilettura del testo sinodale, sottolineando alcuni aspetti significativi della Chiesa degli apostoli che trovo in grande sintonia con il libro sinodale.

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