La cerimonia di consegna nel corso di una serata-spettacolo al Teatro Manzoni

di Mauro COLOMBO
Redazione

È l’orgoglio – quello sano, legittimo, rivendicato senza arroganza – il tratto comune che lega, nel segno della milanesità, i tre vincitori del 46° Premio Porta, riconoscimento istituito dal Circolo Filologico Milanese, destinato “a coloro che con la loro opera culturale e la loro personalità hanno onorato la città di Milano e le sue tradizioni più significative” e assegnato ieri nel corso di una serata-spettacolo al Teatro Manzoni di Milano.
L’orgoglio del presidente di una squadra di calcio riportata quest’anno ai vertici europei. L’orgoglio di una stilista, la cui griffe è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. L’orgoglio di un autore che ha contribuito con i suoi testi a molte fra le più belle canzoni italiane. A loro – Massimo Moratti, Miuccia Prada e Giulio Rapetti, in arte Mogol – è toccato quest’anno il trofeo opera di Domenico Greco, che raffigura il Porta nell’esatta postura della statua del Verziere.
Moratti – premiato da Giacinto Sica del Circolo Filologico e da Massimo Facco, dell’omonima azienda, con la seguente motivazione: “Erede della vocazione imprenditoriale di una grande famiglia milanese. Con costanza, signorilità e impegno ha portato la sua Inter a trionfare in Italia e in Europa, coniugando i risultati sportivi con importanti obiettivi di promozione sociale” – ha dimenticato per una sera le amarezze presenti dell’Inter ed è tornato con il pensiero ai trionfi di qualche mese fa: «È il primo riconoscimento che ricevo da Milano per quanto abbiamo conquistato quest’anno e mi fa particolarmente piacere perché è un premio che nasce dalla cultura, dai sapori e dai colori della mia città».
Miuccia Prada – che ha ricevuto il premio da Valerio Premuroso, presidente del Circolo Filologico Milanese, e da Franco Sala, direttore generale del Credito Artigiano – ha accolto la motivazione (“Il suo stile e la sua personalità legate alla moda, all’arte e alla cultura sono note e apprezzate nel mondo. Ogni nuova stagione, la creazione è la sua nuova sfida, la sfida di una donna che ama essere e non apparire”) con la discrezione che le è propria: «Sono felice che il nostro marchio – nato nel 1913 – abbia portato il nome di Milano in giro per il mondo».
Più vibranti le parole di Mogol, non a caso per la sua attività il più affine al Porta tra i tre premiati: «Era un poeta libero e la libertà è la premessa della creatività. Io lo amo molto, così come molto amo la mia terra», ha detto ritirando la statuetta dalle mani di Valerio Premuroso e Osvaldo Villa, della Facco, con la seguente motivazione: “La storia della musica contemporanea non può prescindere dal suo estro creativo di autore di testi indimenticabili. Questa sua passione l’ha trasferita nella ‘missione’ più impegnativa della sua vita, il C.E.T., associazione non-profit a cui dedica anima e corpo”.
Un riconoscimento speciale, per l’impegno a favore dei malati di Alzheimer e delle loro famiglie, è andato a Cristina Manuli, presidente dell’omonima Fondazione: «Concretezza, lavoro e altruismo: queste le parole-chiave del nostro impegno», che fornisce assistenza gratuita ai malati e alle famiglie spesso isolate e sole.
La serata al Manzoni – presente un folto pubblico – è corsa via briosa grazie all’ironia e alla simpatia con cui Memo Remigi, affiancato nella conduzione dall’attrice Veronika Logan, ha saputo ovviare a gaffes involontarie e disguidi tecnici. Alla colonna sonora hanno provveduto celebri canzoni di Giovanni Danzi e Gorni Kramer, interpretate dallo stesso presentatore e dal Quarto Eccedente, complesso degno erede del Quartetto Cetra, che ha proposto anche un originale medley “a cappella” di alcuni jingles di Carosello. Gianfranco Balestrini e Arianna Sacchi hanno riadattato al meneghino le note dell’Inno all’amore reso celebre da Edith Piaf, mentre il soprano Consuelo Gilardoni e il tenore Andrea Binetti, accompagnati dal pianista Marco Rossi, hanno proposto con maestria alcune arie delle operette La vedova allegra e Il Paese dei campanelli.
I versi di Porta sono stati affidati ancora una volta alla classe di Gianfranco Scotti: magistrale, in particolare, la sua interpretazione de La nomina del cappellan. Nel segno della milanesità anche l’omaggio al pubblico: il libricino Zafferano, nel quale la scrittrice Ambrogino d’Oro Giovanna Ferrante ha riunito in poche pagine il Porta, il Duomo e il risotto alla milanese. Come si fa, appunto, in una buona ricetta.
Il “Premio Carlo Porta” è promosso dal Circolo Filologico Milanese, con la sponsorizzazione della storica azienda milanese Facco spa, la partnership del Credito Artigiano, il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, della Provincia di Milano, dell’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia e dell’Expo 2015 e la collaborazione del Centro Studi Grande Milano. È l’orgoglio – quello sano, legittimo, rivendicato senza arroganza – il tratto comune che lega, nel segno della milanesità, i tre vincitori del 46° Premio Porta, riconoscimento istituito dal Circolo Filologico Milanese, destinato “a coloro che con la loro opera culturale e la loro personalità hanno onorato la città di Milano e le sue tradizioni più significative” e assegnato ieri nel corso di una serata-spettacolo al Teatro Manzoni di Milano.L’orgoglio del presidente di una squadra di calcio riportata quest’anno ai vertici europei. L’orgoglio di una stilista, la cui griffe è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. L’orgoglio di un autore che ha contribuito con i suoi testi a molte fra le più belle canzoni italiane. A loro – Massimo Moratti, Miuccia Prada e Giulio Rapetti, in arte Mogol – è toccato quest’anno il trofeo opera di Domenico Greco, che raffigura il Porta nell’esatta postura della statua del Verziere.Moratti – premiato da Giacinto Sica del Circolo Filologico e da Massimo Facco, dell’omonima azienda, con la seguente motivazione: “Erede della vocazione imprenditoriale di una grande famiglia milanese. Con costanza, signorilità e impegno ha portato la sua Inter a trionfare in Italia e in Europa, coniugando i risultati sportivi con importanti obiettivi di promozione sociale” – ha dimenticato per una sera le amarezze presenti dell’Inter ed è tornato con il pensiero ai trionfi di qualche mese fa: «È il primo riconoscimento che ricevo da Milano per quanto abbiamo conquistato quest’anno e mi fa particolarmente piacere perché è un premio che nasce dalla cultura, dai sapori e dai colori della mia città».Miuccia Prada – che ha ricevuto il premio da Valerio Premuroso, presidente del Circolo Filologico Milanese, e da Franco Sala, direttore generale del Credito Artigiano – ha accolto la motivazione (“Il suo stile e la sua personalità legate alla moda, all’arte e alla cultura sono note e apprezzate nel mondo. Ogni nuova stagione, la creazione è la sua nuova sfida, la sfida di una donna che ama essere e non apparire”) con la discrezione che le è propria: «Sono felice che il nostro marchio – nato nel 1913 – abbia portato il nome di Milano in giro per il mondo».Più vibranti le parole di Mogol, non a caso per la sua attività il più affine al Porta tra i tre premiati: «Era un poeta libero e la libertà è la premessa della creatività. Io lo amo molto, così come molto amo la mia terra», ha detto ritirando la statuetta dalle mani di Valerio Premuroso e Osvaldo Villa, della Facco, con la seguente motivazione: “La storia della musica contemporanea non può prescindere dal suo estro creativo di autore di testi indimenticabili. Questa sua passione l’ha trasferita nella ‘missione’ più impegnativa della sua vita, il C.E.T., associazione non-profit a cui dedica anima e corpo”.Un riconoscimento speciale, per l’impegno a favore dei malati di Alzheimer e delle loro famiglie, è andato a Cristina Manuli, presidente dell’omonima Fondazione: «Concretezza, lavoro e altruismo: queste le parole-chiave del nostro impegno», che fornisce assistenza gratuita ai malati e alle famiglie spesso isolate e sole.La serata al Manzoni – presente un folto pubblico – è corsa via briosa grazie all’ironia e alla simpatia con cui Memo Remigi, affiancato nella conduzione dall’attrice Veronika Logan, ha saputo ovviare a gaffes involontarie e disguidi tecnici. Alla colonna sonora hanno provveduto celebri canzoni di Giovanni Danzi e Gorni Kramer, interpretate dallo stesso presentatore e dal Quarto Eccedente, complesso degno erede del Quartetto Cetra, che ha proposto anche un originale medley “a cappella” di alcuni jingles di Carosello. Gianfranco Balestrini e Arianna Sacchi hanno riadattato al meneghino le note dell’Inno all’amore reso celebre da Edith Piaf, mentre il soprano Consuelo Gilardoni e il tenore Andrea Binetti, accompagnati dal pianista Marco Rossi, hanno proposto con maestria alcune arie delle operette La vedova allegra e Il Paese dei campanelli.I versi di Porta sono stati affidati ancora una volta alla classe di Gianfranco Scotti: magistrale, in particolare, la sua interpretazione de La nomina del cappellan. Nel segno della milanesità anche l’omaggio al pubblico: il libricino Zafferano, nel quale la scrittrice Ambrogino d’Oro Giovanna Ferrante ha riunito in poche pagine il Porta, il Duomo e il risotto alla milanese. Come si fa, appunto, in una buona ricetta.Il “Premio Carlo Porta” è promosso dal Circolo Filologico Milanese, con la sponsorizzazione della storica azienda milanese Facco spa, la partnership del Credito Artigiano, il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, della Provincia di Milano, dell’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia e dell’Expo 2015 e la collaborazione del Centro Studi Grande Milano. – Miuccia Prada, Mogol e Massimo Moratti

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