In un nuovo libro per ragazzi, e non solo, Daniela Palumbo racconta la storia vera di un'infermiera polacca che negli anni della seconda guerra mondiale salvò 2500 bambini ebrei dalla deportazione nei lager nazisti.

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Varsavia, oggi. Teodor sogna di fare lo street artist e ha un rapporto difficile con il padre che ignora le sue aspirazioni artistiche. Neppure con nonno Jakub, che da qualche tempo vive in casa con loro, i rapporti sono semplici: è silenzioso, a tratti scorbutico, con quel barattolo che si porta sempre appresso quasi fosse un prezioso cimelio.

Da tempo Teodor si chiede cosa abbia da nascondere il vecchio. Un giorno il nonno sparisce e Teodor lo ritrova ore dopo seduto con aria assente su un tombino davanti al memoriale dei deportati. È allora che nonno Jakub decide di svelare quella vecchia storia.

Una storia di intolleranza che sfocia nella bestialità delle deportazioni naziste, ma anche una storia di coraggio: quella di Irena Sendler, l’infermiera polacca che salvò molti bambini ebrei del ghetto di Varsavia.

Cambio di scenario: è il 1943. Irena lavora per i servizi sociali della città, così entra ed esce liberamente dal ghetto per vaccinare gli abitanti ebrei contro il tifo: i nazisti vogliono evitare la diffusione dell’epidemia in città.

I genitori che temono per la loro imminente deportazione affidano a Irena i loro figli, e lei li fa fuggire dal ghetto, nascondendoli con documenti falsi tra quelle famiglie e istituzioni religiose polacche che si oppongono alla crudeltà nazista, accettando di correre con Irena tutti i rischi. E che rischi! Scappando dalle fogne, nascosti nei furgoni, tra i rifiuti, o addirittura fingendosi morti, in poco più di due anni 2500 bambini sono sopravvissuti solo grazie all’astuzia di Irena.

È questo il segreto che nonno Jakub svela al giovane Teodor. Lui è stato uno di quei bambini ebrei salvati da Irena.

Quella di Irena è la storia vera di un’eroina per lo più ignorata dalla storia: morta nel 2008, all’età di novantotto anni, i riflettori del mondo non si sono mai accesi su di lei. Solo nel 2003 Irena ricevette il più alto riconoscimento polacco, l’Ordine dell’Aquila Bianca. Nel 2007 il governo polacco la candidò al Nobel per la Pace, ma Irena non lo vinse; in Israele fu invece riconosciuta dallo Yad Vachem come una dei Giusti tra le Nazioni già nel 1965. Eppure le autorità governative polacche filosovietiche le negarono il permesso di andare a Gerusalemme anche in quell’occasione. Permesso che le venne finalmente accordato solo nel 1983.

Oggi Daniela Palumbo ne racconta la storia in un libro per ragazzi, e non solo, dal titolo: Il cuore coraggioso di Irena (Electa Mondadori, 165 pagine, 14.90 euro).

Daniela Palumbo giornalista e autrice per ragazzi, attenta alle tematiche storiche e di impegno sociale. Scrive per il mensile Scarp de’ Tenis, lo storico giornale di strada della Caritas Ambrosiana. Tra i suoi libri ricordiamo Le valigie di Auschwitz (2011, Premio Battello a Vapore), Sotto il cielo di Buenos Aires (2013), Fino a quando la mia stella brillerà (2015).

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