Un approfondimento sulla splendida tavola quattrocentesca, vicina ai modi di Giusto di Ravensburg, oggi esposta in anteprima assoluta al Museo Diocesano di Milano. La squadra da muratore che il santo in alto a sinistra tiene in mano permette di identificarlo come il discepolo incredulo: una presenza quanto mai significativa in un'opera che presenta come soggetto principale Cristo che mostra la ferita del costato. Problematica, invece, resta l'identificazione di san Giovanni evangelista...

di Luca FRIGERIO

san Giovanni Brugherio Giusto Ravensburg

In attesa di poter leggere la scheda scientifica che accompagnerà la tavola di Cristo che mostra la ferita fra i santi Ambrogio e Agostino, che sarà esposta a Palazzo Reale a Milano alla mostra Arte lombarda dai Visconti agli Sforza. Milano al centro d’Europa dal prossimo 12 marzo, e che oggi è presentata in anteprima assoluta al Museo Diocesano di Milano, intendiamo offrire un nuovo, piccolo contributo alla comprensione di quest’opera per molti versi eccezionale (la vicenda è raccontata nel servizio già pubblicato lo scorso 4 febbraio, che è possibile cliccare qui a sinistra).

La nostra attenzione, in particolare, si sofferma ora sui due santi ritratti in alto a sinistra, che si affacciano alla balconata insieme a Dio Padre e alla colomba dello Spirito Santo, posti al centro, e a san Pietro (chiaramente identificabile dalle chiavi) e a san Paolo (che s’appoggia alla spada), situati nella parte destra.

I due santi in questione, infatti, vengono indicati da Federico Cavalieri nel suo meritorio studio del 1998 (Una nuova presenza oltremontana nella pittura milanese dell’età sforzesca, Nuovi Studi, 5, III, pp. 20-37) come gli evangelisti Luca e Giovanni. Una interpretazione, però, che oggi, a una più attenta analisi, non può essere del tutto condivisa.

Tommaso, da Gerusalemme all’India
Il primo santo a sinistra appare di età matura, ma non vecchio, il viso coperto da una folta barba. Indossa una tunica di colore rosso scarlatto. Con la mano destra regge un libro, dalla solida ed elegante rilegatura, mentre con la sinistra tiene un particolare oggetto a forma di “L” rovesciata: si tratta, con ogni probabilità, di una squadra da muratore.

Questo, secondo la tradizione medievale, è uno degli attributi caratteristici dell’apostolo Tommaso.

Noto soprattutto per il suo atteggiamento incredulo riguardo alla resurrezione di Gesù, Tommaso detto Didimo (gemello) è stato spesso raffigurato dagli artisti cristiani mentre titubante e meravigliato si avvicina a Cristo per mettere le sue dita nelle ferite del Risorto.

Un’incredulità che, secondo una diffusa leggenda, l’apostolo avrebbe ripetuto di fronte alla notizia dell’assunzione di Maria in cielo, ricevendo come prova dalla Vergine stessa la sua cintura.

La tradizione cristiana è divergente circa i fatti successivi di Tommaso: Eusebio, ad esempio, lo dice evangelizzatore dei Parti; altri, come Gregorio di Nazianzo, gli fanno predicare la fede e subire il martirio in India. Proprio qui, secondo gli Atti di san Tommaso (già giudicati come apocrifi da sant’Agostino, ma assai diffusi per tutto il Medioevo e ripresi anche nella Legenda Aurea di Iacopo da Varazze), l’apostolo sarebbe stato incaricato dal re Gondoforo di costruirgli un nuovo palazzo reale.

Un episodio che, nella fama popolare, assegnò a san Tommaso la squadra da muratore (come appare già in una statua nel portale meridionale del duomo di Bamberga, del 1230), facendolo diventare patrono dei muratori e degli architetti.

Da increduli a credenti.
Peraltro la presenza di san Tommaso in questa tavola di Brugherio, dove il soggetto principale è quello di Cristo che mostra la ferita del costato, appare quanto mai pertinente, essendo l’apostolo, come abbiamo ricordato, colui che vuole toccare con mano le piaghe del Signore.

Il gesto stesso di Gesù che evidenzia lo squarcio sul petto sembra porre anche noi spettatori nella stessa situazione di Tommaso, secondo l’esortazione del Risorto: «Stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».

Così che, contemplando questa immagine, oggi come all’epoca in cui fu dipinta, riviviamo tutta la forza delle parole del Salvatore: «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

Giovanni, il discepolo prediletto
L’episodio dell’incredulità di Tommaso è riportato nel vangelo di Giovanni. Anche per questo parrebbe verosimile che il secondo santo raffigurato in alto a sinistra sia proprio l’apostolo prediletto da Gesù.

L’impressione di trovarci effettivamente di fronte all’autore del quarto vangelo è poi rafforzata dai tratti giovanili di quel volto imberbe, secondo un’affermata iconografia che sottolinea l’età acerba del discepolo più vicino al cuore del Maestro, affidato quale “figlio” alla “madre”, Maria, sul Golgota ai piedi della Croce.

Il giovane, che indossa una veste verde (colore, insieme al rosso, da sempre associato proprio all’evangelista), tiene con la mano sinistra un libro simile a quello di Tommaso stesso. Un richiamo, oltre che al vangelo da lui redatto, anche allo scritto dell’Apocalisse, che la tradizione patristica ha da sempre attribuito a Giovanni. E consonante, dunque, con la visione apocalittica è anche l’immagine del Cristo giudice, che qui vediamo con il rosso mantello postogli sulle spalle da due angeli.

Tutto torna, allora? Non esattamente.
Perché questo giovane santo non presenta i consueti attributi iconografici di san Giovanni evangelista (non si vedono, infatti, né l’aquila né il calice con cui si tentò di avvelenarlo, secondo la leggenda).

Le dita della mano destra, invece, stringono una sorta di stelo, o una specie di canna ricurva… Potrebbe trattarsi forse di una sottile, sottilissima palma? Ma se così fosse, mal si accompagnerebbe a Giovanni, l’unico degli apostoli, secondo la tradizione, a non aver subito il martirio…

Insomma le indagini attorno a questo capolavoro “ritrovato” sono davvero all’inizio e non possono che continuare. Anche su altri, interessanti particolari e dettagli, sui quali sarà necessario tornare in una prossima occasione.

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