Dall’annuale rilevazione Istat emerge che crescono gli estremi: ubriachi o astemi. Addio moderazione, che è una virtù per coltivare il gusto e i sapori

di Andrea CASAVECCHIA

alcolismo

È trascorso poco tempo da quando abbiamo incontrato la “neknomination”, quella pericolosa gara, nata sui social network, tra adolescenti che si sfidano a bere smoderatamente. Questa è però soltanto una delle modalità in cui si è esposti al rischio. L’annuale rilevazione Istat su “Usi e abusi di alcol” ci mostra che si eccede nel bere soprattutto nei luoghi classici, come bar e discoteche, mentre si riscontrano più facilmente tra gli anziani e tra i giovani, in particolare tra i maschi. Due delle fasce più trascurate della popolazione italiana.

Negli ultimi dieci anni cresce in Italia il consumo di alcol occasionale dal 37,6% al 41,2% come aumentano i bevitori di alcolici lontano dai pasti dal 24,8% al 25,8%. Sono due campanelli di allarme sulle possibilità di abusare nel bere. Il primo caso indica la possibilità di concentrare il consumo in un’unica volta, che si collega alle uscite serali proprio quando è possibile andare nelle discoteche, nei pub o nei bar. Il secondo caso favorisce la possibilità di ubriacatura. La rilevazione poi illustra i comportamenti a rischio che coinvolgono più di 7 milioni di cittadini. Soprattutto sono diffusi tra i maschi e si concentrano in due fasce della popolazione: il 38,6% gli anziani over 65 e il 23% dei giovani tra i 18 e i 24 anni.

La rilevazione segnala anche un altro importante dato: negli ultimi dieci anni la quota di persone che ha consumato una bevanda alcolica durante l’anno diminuisce: passa dal 68,7% al 63,9%. Aumentano gli astemi. Una tendenza che prende piede anche in Europa, tanto che in Gran Bretagna, la patria dei pub, nascono dei “locali analcolici” dove si possono bere solo succhi di frutta, acque minerali o bibite gassate.

Prende piede un comportamento polarizzato: bere sì, bere no. In questo modo si segnala una tendenza a estremizzare, si è a favore o contro. Evitare o eccedere erodono la dimensione della moderazione, che è una virtù per coltivare il gusto e i sapori. In entrambi i casi si mostrano dei limiti. Da una parte, si trascura l’importanza di percezione del rischio che aiuta a valutare le conseguenze delle nostre azioni. Dall’altra, si può diventare succubi della trasgressione. Invece, coltivare il gusto serve a conoscerci meglio. Evitare completamente un comportamento o abusarne, mostra una resa o un’incapacità di dominarsi e di essere liberi di scegliere. Mostra i limiti della nostra tradizione educativa che non riesce a trasmettere una cultura popolare, sapienziale che guida a dare sapore alla vita.

Ti potrebbero interessare anche: