Mario Monti: un messaggio nella citazione di Jean Monnet nel discorso all’Onu

di Francesco BONINI
Agenzia Sir

Mario Monti
Italy's Prime Minister-designate Mario Monti meets the journalists at the Senate, in Rome, Tuesday, Nov. 15, 2011. Monti says he is ready to present his new government to the president on Wednesday after winning wide backing from political, business and union leaders. Monti expressed his "serenity" and "conviction" in Italy's ability to overcome the difficult phase. He told reporters Tuesday evening that he had received assurances from various parties that they would endure sacrifices for the greater good of the country. The economics professor tapped to head Italy's next government has been holding intense talks for two days, seeking support for his mission to steer the eurozone's third-largest economy through its debt crisis. (AP Photo/Gregorio Borgia)

«Se serve, ci sarò»: non parteciperà alle elezioni, è senatore a vita, ma ha dato la disponibilità a un secondo mandato. La conversazione di Mario Monti al Council on foreign relations di New York ha fatto molto più notizia dell’intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La primavera è lontana, non si hanno ancora notizie della legge elettorale (e purtroppo nemmeno di misure operative contro lo sperpero di denaro pubblico, che per Sturzo era, non dimentichiamolo, una delle male bestie della democrazia) e tutti gli scenari restano aperti.

Ma vale la pena di ritornare alla tribuna dell’Onu. Perché il discorso del presidente del Consiglio italiano è stato, per un certo aspetto, storico. Non si è infatti limitato a illustrare le posizioni italiane sui diversi dossier delle relazioni internazionali. Ha parlato del Mediterraneo e delle primavere arabe, dei diritti umani e della Siria, del rifiuto dell’estremismo. Ha confermato la linea per l’abolizione universale della pena di morte, la protezione delle minoranze, lo sviluppo dello status della donna e la «libera e sicura espressione della religione e del pensiero». «Dobbiamo cooperare – ha aggiunto – giudiziosamente per rigettare con fermezza ogni degradazione della religione in strumento di distruzione o destabilizzazione». Ha parlato anche di riforma del Consiglio di sicurezza e della Corte internazionale di giustizia. Insomma, il tipico discorso da Assemblea generale dell’Onu.

Il fatto nuovo è avere esordito e avere dedicato una parte qualificante del discorso all’Unione europea. D’altra parte il 10 settembre lo stesso Monti aveva dichiarato a Cernobbio che «il governo dell’Italia si fa in gran parte a Bruxelles, sia pure con un’attiva partecipazione italiana».

Ha insomma parlato di Europa e anche a nome dell’Europa, assicurando che l’Italia si muove senza esitazioni proprio nella prospettiva europea: «Oggi il mondo ha capito quanto è essenziale una forte Europa per affrontare le sfide globali dell’economia della sicurezza e quanto è importante l’area Euro per la ripresa dell’economia globale. Oggi – ha sottolineato Monti – è chiaro che “più Europa” è un interesse generale, non solo degli europei».

Per questo, ha osservato il presidente del Consiglio italiano, ha ragione Jean Monnet, quando nelle sue memorie scrive che «l’Europa viene costruita attraverso le sue crisi». Davvero, «è risolvendo queste crisi che gli europei hanno compreso quanto sono strettamente integrati i loro interessi e quanto interdipendenti le loro economie». La via, insomma, è obbligata. Resta una grande incertezza sui modi e sulla volontà, cioè sulla politica. Ma senza una buona politica non si può andare da nessuna parte.

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