Lui crede alla notizia inverosimile perché ama Maria. E aggiunge la sua fede a quella della fidanzata...


Redazione

23/12/2008

di Erri DE LUCA

Giuseppe di Betlemme era un ebreo di buona famiglia.Tra i suoi antenati contava Davide, Salomone e altri illustri. In ebraico Giuseppe è Iosèf, dal verbo iasàf, aggiungere. È un nome inventato da Rachele, sposa di Giacobbe/Iaakòv. Rachele non rimaneva incinta, e quando infine le riuscì, chiamò quel primogenito Iosèf, “colui che aggiunge”. I nomi ebraici contenevano destini. Quel figlio aggiunto fu isolato e patì schiavitù in Egitto, venduto dai fratelli.

A Iosef/Giuseppe, sposo di Miriam/Maria, il nome comportò un altro esilio. Era un meridionale, di Betlemme in Giudea, sud di Israele. Era emigrato a nord, in Galilea, al confine con il Libano. Era un carpentiere, manodopera specializzata e richiesta. Si era fatto una posizione, si stava accasando a Nazaret con una splendida ragazza locale, Miriam/Maria.

Ecco che il cielo gli precipita sulla testa, la fidanzata è incinta prima del matrimonio e non di lui. Prova durissima per un uomo, nessuno può giudicarla se non ci si è trovato. Un uomo: di che età? Matteo e Luca, i due evangelisti che narrano i precedenti della nascita di Gesù, non dicono che era vecchio.

Dunque è possibilmente giovane, bello e innamorato assai. Perciò Iosèf crede a Miriam, crede che lei sia incinta di un annuncio, anche se piombato in carne e ossa nella sua stanza in pieno giorno e accolto senza un grido di spavento, di aiuto. Iosèf crede all’inverosimile notizia perché ama Miriam.

Credere in amore non è cedere, ma crescere, aggiungere manciate di fiducia ardente al focolare. È inverno e Iosèf, colui che aggiunge, aggiunge la sua fede seconda a quella incandescente della sua fidanzata trasformata. Èinverno in Galilea, ma tra loro due è solstizio d’estate, il giorno di più lunga luce.

Intorno a lui s’infittisce l’esilio del paese che condannerebbe a morte la ragazza adultera e obbligherebbe lui al lancio della prima pietra contro Miriam. Il loro figlio un giorno dirà : «Chi è senza errore tiri la prima pietra». L’ha imparato in famiglia.

Iosèf regge l’urto della legge e della maldicenza, sposa Miriam incinta non di lui. Non si era mai sentita una simile enormità nella storia sacra di Israele. Iosèf è colui che aggiunge, accettando di essere lo sposo secondo di sua moglie. E dopo la nascita del figlio onora di nuovo il suo nome aggiungendosi a padre secondo di quel figlio strano. Lo iscrive nell’anagrafe a suo nome.

Gesù sta nella preziosa discendenza messianica che passa per Davide perché Iosèf è di quella famiglia. E poi insegna al figlio il suo mestiere, la carpenteria, chiodi, martello e legno. Quando si troverà issato sul patibolo romano, starà tra i rumori e gli odori di bottega. La resina del trave si seccherà in cristalli insieme al sangue.

Attraverso Iosèf la storia si è potuta compiere. Poi lui si è ritirato dalla ribalta, assunto come protettore dei falegnami, uno dei tanti mestieri, uno dei tanti santi alla memoria. Questo suo togliersi a missione compiuta, lo rende poco adatto al nostro tempo di osannatori di celebrità qualunque.

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