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Redazione

Riproporre il valore della famiglia nella cultura di oggi è una sfida possibile? È il cardinale Dionigi Tettamanzi a porre questo interrogativo nella terza tappa del Percorso da lui affidato alla riflessione della diocesi ambrosiana per l’anno pastorale 2008-2009 dal titolo L’amore di Dio è in mezzo a noi. Una domanda che parte dalla consapevolezza delle tante situazioni difficili e faticose che le coppie si trovano a vivere nella società contemporanea e che spesso intaccano le basi stesse del loro rapporto coniugale. Un fenomeno oggi assai diffuso, al punto che l’Arcivescovo ha ritenuto opportuno scrivere una lettera agli sposi in situazioni di separazione, divorzio e nuova unione nella quale riconferma l’attenzione, il rispetto e la vicinanza della Chiesa.
«La norma della Chiesa – ribadisce con forza – non esprime un giudizio sul valore affettivo, sulla qualità della relazione che unisce i divorziati risposati. Il fatto che spesso queste relazioni siano vissute con senso di responsabilità e con amore nella coppia e verso i figli è una realtà che non sfugge alla Chiesa e ai suoi pastori. Non c’è dunque un giudizio sulle persone e sul loro vissuto, ma una norma necessaria a motivo del fatto che queste nuove unioni nella loro realtà oggettiva non possono esprimere il segno dell’amore unico, fedele, indiviso di Gesù per la Chiesa».
E dieci anni fa l’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale Joseph Ratzinger, enunciava concetti analoghi: «I fedeli divorziati risposati rimangono membri del popolo di Dio e devono sperimentare l’amore di Cristo e la vicinanza materna della Chiesa. Sebbene questi fedeli vivano in una situazione, che contraddice il messaggio del Vangelo, essi non sono esclusi dalla comunione ecclesiale. Essi sono e restano sue membra, perché hanno ricevuto il battesimo e conservano la fede cristiana. Per questo motivo i documenti magisteriali parlano normalmente di fedeli divorziati risposati e non semplicemente di divorziati risposati».
Sono ormai lontani i tempi in cui prevaleva una logica di dura condanna nei confronti di chi viveva una situazione irregolare. C’è tuttavia il rischio di creare una mentalità per cui ciò che è “normale” diventi l’eccezione a fronte di situazioni di crisi diffuse, ma pur sempre minoritarie.
«Il contesto culturale di oggi – scrive a tale proposito il Cardinale nel Percorso pastorale -, la mentalità corrente, l’attuale esperienza di tante persone sembrano rendere quasi impossibile la riproposta del valore originario della famiglia». Un pessimismo mitigato dalla consapevolezza che «ci sono ancora, anche se forse non sono più maggioritarie, esperienze di famiglie che, pur con i loro limiti e le loro fatiche, possiamo considerare riuscite sotto il profilo umano e cristiano». Ed è proprio a queste ultime, rompendo ogni tentazione di isolamento o di fuga nel privato e realizzando un clima di apertura e dialogo con tutti, che viene affidato il compito di vivere e di proporre alla società i valori che sono propri della famiglia. (s.cl.)

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