Un primo "bilancio" della Colletta per il "prestito della speranza" nelle parole di monsignor Giampietro Fasani, economo della Conferenza episcopale italiana

M. Michela NICOLAIS
Redazione

«Un’iniziativa che ha avuto un riscontro molto buono, stando ai commenti di ritorno ricevuti da vescovi, sacerdoti e dalla gente, che ne ha parlato sempre in termini alquanto positivi e di grande disponibilità». Così monsignor Giampietro Fasani, economo della Cei, definisce il risultato della Colletta nazionale promossa il 31 maggio scorso dalla Chiesa italiana, i cui proventi sono destinati al Fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà, istituito dalla Cei con il concorso operativo dell’Associazione bancaria italiana (Abi). La dotazione iniziale del Fondo è di 30 milioni di euro: cifra che la Cei conta di coprire con la Colletta e con gli “interventi liberali” di vario tipo che potranno far seguito ad essa. Il “prestito della speranza” verrà erogato a partire dal prossimo settembre.
«Ancora non ci sono dati numerici sull’entità della Colletta, anche se le segnalazioni cominciano ad arrivare», spiega monsignor Fasani, annunciando che da qui a settembre avranno luogo opportune iniziative comunicative per illustrare i “numeri” della Colletta e l’entità delle richieste di prestito – «già moltissime» – che sono giunte alla Cei tramite la Caritas. Nei primi tre anni sarà possibile erogare fino a 180 milioni di finanziamenti (garantiti al 50%), che potranno aumentare nel corso del tempo. Al momento della chiusura del Fondo, la massa residua sarà assegnata alle Caritas diocesane “per interventi di sostegno a famiglie in difficoltà”.
Intanto, è attivo un apposito sito, cui si accede anche tramite il sito ufficiale della Cei, nel quale si possono trovare informazioni dettagliate sui destinatari del fondo – le famiglie con almeno tre figli (in età scolare, compresa l’università) o gravate da malattia o disabilità, che abbiano perso la fonte di reddito per la perdita temporanea o anche definitiva del lavoro – e una “guida pratica” sulle modalità di funzionamento. Abbiamo rivolto alcune domande a monsignor Fasani.

Si può tracciare un primo “bilancio” dell’andamento della Colletta?
I risultati numerici della Colletta non sono ancora disponibili, ma intanto stanno cominciando ad arrivare le offerte. Possiamo dire, come hanno sottolineato sia il cardinale Bagnasco, sia i vescovi nel comunicato finale dell’ultima assemblea, che la sensibilità con cui è stata raccolta questa iniziativa inedita – la prima del genere in Italia – è stata davvero notevole. Certo, non senza qualche difficoltà, visto che alcuni giorni prima le nostre Chiese locali erano già state chiamate a raccolta per la solidarietà nei confronti delle popolazioni dell’Abruzzo. Nel dna degli italiani, è comunque ormai noto, l’attenzione verso chi si trova in difficoltà è un segno distintivo, e certamente anche in questa occasione non si deluderanno le aspettative.

C’è un messaggio da lanciare alle diocesi?
Oltre che ringraziarle ancora una volta per la loro generosità, l’appello ai parroci è che si impegnino quanto prima a versare i soldi raccolti con la Colletta, attraverso la Banca Prossima, in modo da garantire tempi più rapidi per la concreta gestione e attivazione del Fondo.

Cosa succederà da qui a settembre?
Abbiamo in programma diversi incontri con l’Abi e le banche, oltre che con le Caritas, in modo da mettere in movimento il meccanismo del Fondo. Ci sono poi gli incontri zonali per il Nord, il Centro, il Sud e le Isole, una sorta di provocazione in positivo perché tutto parta con celerità e solerzia. Per ora possiamo dire che le richieste di prestito che ci sono giunte sono davvero tantissime, come risulta anche dall’attività del nostro sito. Da parte nostra, cercheremo di prestare la massima attenzione a tutto, agendo nel contempo sul versante della formazione al lavoro – di concerto con i Salesiani e con il ministero del Lavoro – in modo da dare la possibilità a chi è rimasto fuori dal circuito lavorativo di potervisi reinserire al più presto, e senza dover pagare tanto. Nel frattempo, è bene ricordare che non tutte le famiglie possiedono i requisiti necessari per accedere al Fondo, ferma restando naturalmente la possibilità, per loro, di rivolgersi alla Caritas o altre strutture per altri tipi di interventi. L’invito è non intasare il sito, in modo da non rallentare, ma rendere invece più agevoli e veloci, le procedure di erogazione dei prestiti.

Ci saranno specifici momenti informativi?
Sicuramente, non appena saranno disponibili gli appositi dati, ci saranno iniziative di comunicazione riguardo alla consistenza delle offerte e all’effettivo inizio della distribuzione dei prestiti da parte delle banche. Naturalmente, verrà data anche ampia e dettagliata comunicazione delle attività delle Caritas relative al Fondo: a Torino, a fine mese, ci sarà un apposito incontro per individuare le piste concrete di azione. Il nostro auspicio è che le trattative delle banche siano a buon punto e che abbiano coperto tutto il territorio nazionale, anche i piccoli comuni, in modo che nessuno debba coprire distanze per segnalare la propria richiesta di aiuto. «Un’iniziativa che ha avuto un riscontro molto buono, stando ai commenti di ritorno ricevuti da vescovi, sacerdoti e dalla gente, che ne ha parlato sempre in termini alquanto positivi e di grande disponibilità». Così monsignor Giampietro Fasani, economo della Cei, definisce il risultato della Colletta nazionale promossa il 31 maggio scorso dalla Chiesa italiana, i cui proventi sono destinati al Fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà, istituito dalla Cei con il concorso operativo dell’Associazione bancaria italiana (Abi). La dotazione iniziale del Fondo è di 30 milioni di euro: cifra che la Cei conta di coprire con la Colletta e con gli “interventi liberali” di vario tipo che potranno far seguito ad essa. Il “prestito della speranza” verrà erogato a partire dal prossimo settembre.«Ancora non ci sono dati numerici sull’entità della Colletta, anche se le segnalazioni cominciano ad arrivare», spiega monsignor Fasani, annunciando che da qui a settembre avranno luogo opportune iniziative comunicative per illustrare i “numeri” della Colletta e l’entità delle richieste di prestito – «già moltissime» – che sono giunte alla Cei tramite la Caritas. Nei primi tre anni sarà possibile erogare fino a 180 milioni di finanziamenti (garantiti al 50%), che potranno aumentare nel corso del tempo. Al momento della chiusura del Fondo, la massa residua sarà assegnata alle Caritas diocesane “per interventi di sostegno a famiglie in difficoltà”.Intanto, è attivo un apposito sito, cui si accede anche tramite il sito ufficiale della Cei, nel quale si possono trovare informazioni dettagliate sui destinatari del fondo – le famiglie con almeno tre figli (in età scolare, compresa l’università) o gravate da malattia o disabilità, che abbiano perso la fonte di reddito per la perdita temporanea o anche definitiva del lavoro – e una “guida pratica” sulle modalità di funzionamento. Abbiamo rivolto alcune domande a monsignor Fasani.Si può tracciare un primo “bilancio” dell’andamento della Colletta?I risultati numerici della Colletta non sono ancora disponibili, ma intanto stanno cominciando ad arrivare le offerte. Possiamo dire, come hanno sottolineato sia il cardinale Bagnasco, sia i vescovi nel comunicato finale dell’ultima assemblea, che la sensibilità con cui è stata raccolta questa iniziativa inedita – la prima del genere in Italia – è stata davvero notevole. Certo, non senza qualche difficoltà, visto che alcuni giorni prima le nostre Chiese locali erano già state chiamate a raccolta per la solidarietà nei confronti delle popolazioni dell’Abruzzo. Nel dna degli italiani, è comunque ormai noto, l’attenzione verso chi si trova in difficoltà è un segno distintivo, e certamente anche in questa occasione non si deluderanno le aspettative.C’è un messaggio da lanciare alle diocesi?Oltre che ringraziarle ancora una volta per la loro generosità, l’appello ai parroci è che si impegnino quanto prima a versare i soldi raccolti con la Colletta, attraverso la Banca Prossima, in modo da garantire tempi più rapidi per la concreta gestione e attivazione del Fondo.Cosa succederà da qui a settembre?Abbiamo in programma diversi incontri con l’Abi e le banche, oltre che con le Caritas, in modo da mettere in movimento il meccanismo del Fondo. Ci sono poi gli incontri zonali per il Nord, il Centro, il Sud e le Isole, una sorta di provocazione in positivo perché tutto parta con celerità e solerzia. Per ora possiamo dire che le richieste di prestito che ci sono giunte sono davvero tantissime, come risulta anche dall’attività del nostro sito. Da parte nostra, cercheremo di prestare la massima attenzione a tutto, agendo nel contempo sul versante della formazione al lavoro – di concerto con i Salesiani e con il ministero del Lavoro – in modo da dare la possibilità a chi è rimasto fuori dal circuito lavorativo di potervisi reinserire al più presto, e senza dover pagare tanto. Nel frattempo, è bene ricordare che non tutte le famiglie possiedono i requisiti necessari per accedere al Fondo, ferma restando naturalmente la possibilità, per loro, di rivolgersi alla Caritas o altre strutture per altri tipi di interventi. L’invito è non intasare il sito, in modo da non rallentare, ma rendere invece più agevoli e veloci, le procedure di erogazione dei prestiti.Ci saranno specifici momenti informativi?Sicuramente, non appena saranno disponibili gli appositi dati, ci saranno iniziative di comunicazione riguardo alla consistenza delle offerte e all’effettivo inizio della distribuzione dei prestiti da parte delle banche. Naturalmente, verrà data anche ampia e dettagliata comunicazione delle attività delle Caritas relative al Fondo: a Torino, a fine mese, ci sarà un apposito incontro per individuare le piste concrete di azione. Il nostro auspicio è che le trattative delle banche siano a buon punto e che abbiano coperto tutto il territorio nazionale, anche i piccoli comuni, in modo che nessuno debba coprire distanze per segnalare la propria richiesta di aiuto.

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