Non bisogna difendersi dai mezzi d'informazione, ma imparare a conviverci. I genitori devono aiutare i loro figli a comprendere e a farsi un'opinione

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Redazione Diocesi

12/01/2009

di Luisa BOVE

Per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Benedetto XVI ha già inviato il suo messaggio dal titolo “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”. Il 24 gennaio alle 9.30 al Circolo della stampa, in occasione di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il cardinale Dionigi Tettamanzi rifletterà sulla professione ai tempi di internet, con lui interverranno rispettivamente i direttori Gianni Riotta del Tg1 e Ferruccio de Bortoli del Sole 24 Ore. Ma al tema dell’informazione, in particolare sul rapporto media e famiglia, l’Arcivescovo ha dedicato alcune pagine del Percorso pastorale di quest’anno. Le commentiamo con Luciano Moia, giornalista di “Avvenire” e caporedattore del mensile “Genitori e figli”. Anche lui e sua moglie alle prese con i due figli, Federico di 17 anni e Beatrice di 15, rispetto ai mezzi di comunicazione.

Le famiglie di oggi devono difendersi dai mezzi di comunicazione?
No, non devono difendersi. Devono imparare a convivere. La difesa passiva è sempre perdente di fronte alla modernità, soprattutto sul fronte tecnologico. Le famiglie devono invece imparare a dialogare con i media. Devono imparare a conoscerli sempre meglio per cercare da un lato di ridurre al minimo i rischi e, dall’altro, di sfruttare al meglio le opportunità che i moderni media comunque offrono.

Insomma, né demonizzare, né esaltare.
Esatto. Il rifiuto a priori non serve a nulla. Se noi siamo convinti che la tv ci trasmette soprattutto “schifezze”, cioè programmi inguardabili, banali, volgari, violenti – e purtroppo è tutto vero – non risolviamo nulla buttando la tv nella spazzatura. Perché quel veleno culturale, sparso a piene mani nei programmi, buttato dalla porta rientrerà dalla finestra. E sarà ancora più nocivo.

E come?
La cosiddetta culturale dominante è infarcita di “vulgata” televisiva, cioè di luoghi comuni, modi di dire, banalità che la tv generalista sparge a piene mani e che diventano comune bagaglio di conoscenza. Ora, se in casa non abbiamo “vaccinato” i nostri figli, cioè non abbiamo spiegato loro quali sono i criteri che guidano la costruzione di un programma o di uno spot pubblicitario e, soprattutto, la logica che c’è dietro, rischiamo di non essere buoni genitori. E così tutto questo ciarpame culturale, queste volgarità, questo festival del pensiero unico, finirà per essere idealmente assorbito nel dialogo con i compagni di scuola, con gli amici all’oratorio, nel tempo libero. Perché la sottocultura televisiva non sta purtroppo solo dentro la tv, ma ormai ha permeato tutta la società.

Ma i rischi non riguardano solo la tv. Oggi c’è internet, i videotelefonini e i videogiochi.
Certo, ogni mezzo di comunicazione dev’essere conosciuto, “smontato” e apprezzato per quello che può dare. Ma dev’essere attentamente valutato anche sotto il profilo dei rischi. Quello che dicevamo a proposito della tv, vale anche per internet, considerando che qui tutto è decuplicato. Grandi opportunità, ma anche grandissimi rischi. E anche in questo caso vietare è inutile. I figli vanno accompagnati a comprendere, a farsi un’opinione, a guardare “dentro”… È un difficile lavoro educativo che presuppone un fatto fondamentale. Anche sul fronte dei media, prima di educare, occorre educarsi. Anzi, educarsi come coppia. Perché papà e mamma devono parlare un linguaggio unico, coerente, complementare e mai contraddittorio.

Il cardinal Tettamanzi ricorda che i genitori hanno una grande responsabilità sull’uso dei media da parte dei figli…
Infatti, è proprio quello di cui stiamo parlando. I media esistono, fanno parte della nostra vita quotidiana, non possiamo fare finta che non ci siano. Anche per i media, i primi responsabili dell’educazione dei figli, sono i genitori. La questione è ormai così delicata e complessa che non è più possibile demandare a nessuno questo compito. Faccio un esempio per capire meglio. Quando guardiamo la tv insieme ai nostri figli e sullo schermo passa qualcosa che consideriamo inopportuno, dobbiamo avere immediatamente la prontezza di intervenire e di spiegare, sottolineando perché a nostro parere quelle immagini o quelle parole sono criticabili. La rapidità dei media, obbliga anche noi genitori a essere altrettanto tempestivi. Ogni latitanza si paga. Perché i nostri figli finiranno per convincersi, magari inconsapevolmente, che i genitori sono meno autorevoli della tv, “ne sanno di meno”. E questo è terribile.

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