I volontari partiranno il 5 agosto e saranno impegnati nelle attività di informatica in un villaggio nell'ex Biafra. Qui è stato avviato un progetto insieme alla parrocchia S. Vittore di Rho e a un prete locale che ha studiato in Italia

Luisa BOVE
Redazione

È stata una felice coincidenza: mentre la Caritas ambrosiana riceveva una cospicua donazione “a favore dei bambini del Biafra”, probabilmente una vecchia eredità, la parrocchia di San Vittore di Rho era alla ricerca di fondi per finanziare un progetto in Nigeria, pensato da un prete locale. Don Canice Ekpo, che aveva studiato in Italia teologia e diritto canonico, era stato ospitato dalla comunità rhodense. Quando è ripartito per il suo Paese ha mantenuto i contatti con il Gamis (Gruppo animazione missionaria) che negli anni ha continuato a sostenere progetti di sviluppo a Ikot Ekpene, il suo villaggio vicino al Delta del Niger famoso per la raffia.
«La Caritas è intervenuta due anni fa con il finanziamento e i volontari», spiega Maurizio Maffi dell’ufficio internazionale. Quando infatti il prete africano non ha più avuto a disposizione alcuni locali in affitto dove già svolgeva diverse attività, ha deciso di costruire lui stesso una struttura. «Ci è sembrato bello sostenere il progetto per minori nella zona ex Biafra e in linea con le nostre finalità», dice Maffi. «Non capita quasi mai di poter valorizzare il rapporto tra una parrocchia e la Caritas ambrosiana studiando insieme il progetto».
Don Canice, sapendo che ogni estate la diocesi organizza campi di lavoro, aveva chiesto di avere dei volontari. Maffi e Matteo Zappa sono quindi partiti per la prima missione in Nigeria, ma si sono resi conto che «il contesto non era facilissimo», se non addirittura «rischioso» e inviare giovani di 20 anni senza esperienza non sembrava una scelta opportuna. Così l’anno scorso sono partiti Simona Limoli e Raffaele Tozzi Fontana, figure più adulte ed esperte. Intanto i lavori procedevano per realizzare il centro per minori a mezz’ora dal villaggio di Ikot Ekpene con corsi di informatica, taglio e cucito, cucina. La struttura, seppure non ancora ultimata, è stata inaugurata nei primi mesi di quest’anno, ma tutte le attività assicura don Canice (che in questi giorni è in Italia), sono già avviate. Il prete africano ripartirà il 5 agosto con Raffaele e altri due volontari (Flavio Bellomi e Marco Rodari) che si fermeranno fino al 22.
L’intero progetto è costato 50 mila euro, spiega Maffi, «ma la prospettiva è di pensare con il parroco attività che possano garantire “entrate” per avere almeno un parziale autofinanziamento, magari anche attraverso l’iscrizione ai corsi». Al momento, dice don Canice, «il settore che ci permette qualche guadagno è la produzione di dolci», ma hanno anche aperto un piccolo locale dove è possibile mangiare e bere una birra o una bibita.
«Quest’anno i volontari invece di stare con me in parrocchia», continua il sacerdote, «saranno alloggiati nella foresteria dove abbiamo alcune stanze per gli ospiti». «Lì faremo attività di informatica», spiega Raffaele, «per dare la possibilità ai ragazzi di avvicinarsi al mondo di internet». Il primo corso era già stato organizzato l’anno scorso «per chi non aveva la possibilità di andare a scuola», dice don Canice. «L’unico problema è che non possiamo ancora rilasciare un diploma, perché non siamo affiliati con nessuna scuola o università, abbiamo preso contatti con il Politecnico, ma la procedura è lunga». Lo scopo infatti è sempre quello di introdurre i giovani nel mondo del lavoro; lo stesso vale per i corsi di taglio e cucito dove c’è un ragazzo che insegna il mestiere.
«In parrocchia svolgeremo altre attività», racconta Raffaele, «gioco con i ragazzi e animazione per il coro con il gruppo giovani», gli africani infatti pur avendo il ritmo nel sangue, «desiderano conoscere la musica» e lo hanno chiesto espressamente. «Per questo oltre agli strumenti (chitarre, flauti, armoniche…) porteremo in Nigeria anche quaderni pentagrammati, diapason… tutti donati da commercianti sensibili e generosi che hanno un negozio a Milano in zona Loreto». È stata una felice coincidenza: mentre la Caritas ambrosiana riceveva una cospicua donazione “a favore dei bambini del Biafra”, probabilmente una vecchia eredità, la parrocchia di San Vittore di Rho era alla ricerca di fondi per finanziare un progetto in Nigeria, pensato da un prete locale. Don Canice Ekpo, che aveva studiato in Italia teologia e diritto canonico, era stato ospitato dalla comunità rhodense. Quando è ripartito per il suo Paese ha mantenuto i contatti con il Gamis (Gruppo animazione missionaria) che negli anni ha continuato a sostenere progetti di sviluppo a Ikot Ekpene, il suo villaggio vicino al Delta del Niger famoso per la raffia.«La Caritas è intervenuta due anni fa con il finanziamento e i volontari», spiega Maurizio Maffi dell’ufficio internazionale. Quando infatti il prete africano non ha più avuto a disposizione alcuni locali in affitto dove già svolgeva diverse attività, ha deciso di costruire lui stesso una struttura. «Ci è sembrato bello sostenere il progetto per minori nella zona ex Biafra e in linea con le nostre finalità», dice Maffi. «Non capita quasi mai di poter valorizzare il rapporto tra una parrocchia e la Caritas ambrosiana studiando insieme il progetto».Don Canice, sapendo che ogni estate la diocesi organizza campi di lavoro, aveva chiesto di avere dei volontari. Maffi e Matteo Zappa sono quindi partiti per la prima missione in Nigeria, ma si sono resi conto che «il contesto non era facilissimo», se non addirittura «rischioso» e inviare giovani di 20 anni senza esperienza non sembrava una scelta opportuna. Così l’anno scorso sono partiti Simona Limoli e Raffaele Tozzi Fontana, figure più adulte ed esperte. Intanto i lavori procedevano per realizzare il centro per minori a mezz’ora dal villaggio di Ikot Ekpene con corsi di informatica, taglio e cucito, cucina. La struttura, seppure non ancora ultimata, è stata inaugurata nei primi mesi di quest’anno, ma tutte le attività assicura don Canice (che in questi giorni è in Italia), sono già avviate. Il prete africano ripartirà il 5 agosto con Raffaele e altri due volontari (Flavio Bellomi e Marco Rodari) che si fermeranno fino al 22.L’intero progetto è costato 50 mila euro, spiega Maffi, «ma la prospettiva è di pensare con il parroco attività che possano garantire “entrate” per avere almeno un parziale autofinanziamento, magari anche attraverso l’iscrizione ai corsi». Al momento, dice don Canice, «il settore che ci permette qualche guadagno è la produzione di dolci», ma hanno anche aperto un piccolo locale dove è possibile mangiare e bere una birra o una bibita. «Quest’anno i volontari invece di stare con me in parrocchia», continua il sacerdote, «saranno alloggiati nella foresteria dove abbiamo alcune stanze per gli ospiti». «Lì faremo attività di informatica», spiega Raffaele, «per dare la possibilità ai ragazzi di avvicinarsi al mondo di internet». Il primo corso era già stato organizzato l’anno scorso «per chi non aveva la possibilità di andare a scuola», dice don Canice. «L’unico problema è che non possiamo ancora rilasciare un diploma, perché non siamo affiliati con nessuna scuola o università, abbiamo preso contatti con il Politecnico, ma la procedura è lunga». Lo scopo infatti è sempre quello di introdurre i giovani nel mondo del lavoro; lo stesso vale per i corsi di taglio e cucito dove c’è un ragazzo che insegna il mestiere. «In parrocchia svolgeremo altre attività», racconta Raffaele, «gioco con i ragazzi e animazione per il coro con il gruppo giovani», gli africani infatti pur avendo il ritmo nel sangue, «desiderano conoscere la musica» e lo hanno chiesto espressamente. «Per questo oltre agli strumenti (chitarre, flauti, armoniche…) porteremo in Nigeria anche quaderni pentagrammati, diapason… tutti donati da commercianti sensibili e generosi che hanno un negozio a Milano in zona Loreto».

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