A 59 anni dalla morte, celebrazione presieduta dall’Arcivescovo emerito nel Santuario dove riposa il Beato presso il Centro “S. Maria Nascente” di Milano

Don Carlo Gnocchi

Domenica 1° marzo, alle 11, in occasione del 59° anniversario della morte del Beato don Carlo Gnocchi (1902-1956), nel Santuario dove riposano le spoglie mortali del “papà dei mutilatini”, presso il Centro Irccs “S. Maria Nascente” di Milano (via Capecelatro 66), una Santa Messa sarà presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo emerito di Milano, e concelebrata da monsignor Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Gnocchi, e don Maurizio Rivolta, rettore del Santuario. Prenderanno parte alla celebrazione eucaristica gli operatori e responsabili della Fondazione, gli ospiti, i familiari, gli alpini, gli ex-allievi e gli amici della “Baracca” voluta da don Carlo.

Il Santuario del Beato don Gnocchi è stato solennemente consacrato dal cardinale Tettamanzi, allora Arcivescovo di Milano, nel primo anniversario della beatificazione del “papà dei mutilatini” (24 ottobre 2010). Oltre che tempio liturgico e meta di pellegrinaggi, il Santuario è sede di appuntamenti culturali e di riflessione spirituale del mondo sanitario e socio assistenziale sulle tematiche del dolore e della sofferenza. Il Santuario e il vicino Museo dedicato a don Gnocchi sono aperti tutti i giorni, dalle 9 alle 18 (per info e visite guidate: tel. 02.40308911, 02.40308226).

Don Carlo Gnocchi si spense nel tardo pomeriggio del 28 febbraio del 1956 in una stanza della Clinica Columbus di Milano, dove era stato ricoverato per una grave forma di tumore. Solo il giorno prima aveva recitato il Rosario con due mutilatine, Antonina Tea e Marisa Ghezzi, e aveva dato loro la sua benedizione.

«Era sotto la tenda a ossigeno – ricorda monsignor Giovanni Barbareschi, l’amico fedele che rimase accanto a don Carlo nei suoi ultimi giorni di vita -. Parlava solo ogni tanto e solo a me. La mattina alle 6 chiese il piccolo crocifisso che la mamma gli aveva regalato per la Prima Messa e volle che fosse appeso sulla tenda per vederlo sempre. Lo appendemmo con del nastro adesivo. Don Carlo lo guardava e gli parlava con gli occhi. L’ultima parola che disse fu: “Grazie di tutto”. Verso sera si aggravò. Improvvisamente si appoggiò con i pugni al materasso; prese, strappando l’adesivo, il crocifisso, lo appoggio alle labbra, lo baciò e così morì».

Fa effetto sentire quella parola, “pugni”, attribuita a un gesto di don Carlo che in tutta la sua vita usò le mani solo per dare carezze e costruire la sua Opera. Ma aveva bisogno di forza per alzarsi dal letto quel tanto che gli bastava per raggiungere il crocifisso. Gli stessi sentimenti di quei giorni verranno rivissuti in occasione del 59° anniversario della morte, nelle numerose celebrazioni e iniziative promosse in tutti i Centri della Fondazione e non solo.

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