Redazione

Progetti, futuro, ricerca di un’identità propria: sulla strada della crescita è facile che i giovani si trovino spaesati, se non dispongono di punti di riferimento sicuri e precisi. Nelle parole di mons. Severino Pagani, la presa di coscienza della necessità di tornare all’essenza dell’amore, anche per mezzo dell’Agorà, e la preghiera a Maria perché accompagni tutti i ragazzi attraverso le strade della vita.

di Severino Pagani
Vicario Episcopale per la Pastorale Giovanile

La giovinezza è un’età naturalmente aperta alla ricerca di un progetto che possa dar senso all’esistenza e definire la propria identità. A volte questo percorso di ricerca fatica a trovare punti di riferimento precisi e segue strade insolite; spesso l’obiettivo del desiderio e la spinta che lo mette in moto non è ancora l’incontro con Gesù, ma la profondità di un’amicizia, la sete di un “tu” a cui appartenere, una relazione che restituisca loro un’identità. Queste forme che assume la ricerca di Dio sono vie privilegiate sulle quali accompagnare i giovani fino a mete più grandi, facendoli passare dall’incontro con un tu al Tu dell’Altro; dal rimanere dentro una relazione appagante al dimorare stabilmente in Colui che dà la vita. La parola di Dio sa commuoversi di fronte alla bellezza di questa stagione della vita, racconta storie di figli e di figlie che l’hanno accolta e sono stati così germoglio di speranza e di vita per un intero popolo. La vera ricerca di Dio si attua dentro una purificazione, un cammino del giovane dentro la sua umanità, il quale gli rivela il profondo desiderio di risalire alla sorgente che abita il suo cuore.

Il primo dei tre anni che l’Episcopato italiano ha scelto di dedicare al mondo giovanile invita a vivere il cammino verso la sorgente dell’amore che è il Verbo di Dio fatto carne. Per questo l’Agorà dei giovani italiani, che ha per tema le parole evangeliche Come io vi ho amato, si terrà il prossimo 1 e 2 settembre a Loreto, luogo simbolico che custodisce le pietre della Santa Casa di Nazareth; queste pietre ci riportano alla novità del Nuovo Testamento che «non sta in nuove idee, ma nella figura stessa di Cristo, che dà carne e sangue ai concetti» (Benedetto XVI).

Attraverso questo momento di incontro e di condivisione della fede, i giovani sono invitati a prendere coscienza della necessità di tornare all’essenza dell’amore che rende immediatamente inventivi nella carità e capaci di «osare l’amore». Solo così è possibile realizzare autentiche esperienze di ascolto, capaci di far emergere domande, desideri, aspettative, dubbi e speranze che abitano il cuore dei giovani di oggi. La comunità cristiana è sollecitata ad uscire dai propri spazi, per farsi a loro incontro, ricostruendo relazioni interrotte, creando amicizie e colmando distanze, a volte ampie. L’incontro, l’ascolto e l’amicizia sono già missione, perché rivelano, più di molte parole, l’esistenza di un interesse autentico, espressione d’amore; essi, inoltre, sono necessari a fondare quella relazionalità al di fuori della quale non si dà comunicazione, neppure del Vangelo.

Il cammino triennale dell’Agorà dei giovani italiani, nel quale si colloca l’incontro di Loreto, è dunque fortemente caratterizzato anche dalla tensione all’evangelizzazione, vocazione di ogni cristiano e di ogni comunità. Fondamenti della missione sono l’incontro con la persona di Cristo e la comunione ecclesiale; essi rendono possibile il continuo rinnovamento della propria fede e tengono vivo il desiderio di rendere partecipi altri della gioia che nasce dalla scoperta dell’infinita misericordia di Dio.

Già il Papa, in occasione del Convegno di Verona, aveva richiamato i credenti all’originaria vocazione missionaria: egli riconosce, in modo particolare nei giovani, una preziosa risorsa, attraverso la quale le comunità cristiane possono testimoniare la propria fede in modo efficace e sempre nuovo. La giovinezza, dunque, può diventare realmente simbolo di un’epoca nuova della storia, nella quale si avranno ancora energie per riprendere il cammino sulle vie della pace e della riconciliazione. Dio, ancora oggi, cerca giovani disposti a dire il loro sì, nuovi annunciatori della Sua Parola, perché essa possa parlare ancora al cuore degli uomini. Risultano così vere le parole del fedele del Salmo 119: “Come potrà un giovane tenere pura la sua via? Custodendo le tue parole”.

In questo quadro, il gemellaggio della nostra Diocesi con quella di Ancona, che si terrà nei giorni 29-30 e 31 agosto, sarà occasione privilegiata per vivere momenti di condivisione nella semplicità dello scambio di esperienze tra giovani all’interno dell’attività di pastorale ordinaria delle comunità ospitanti.

Chiediamo a Maria, che nel suo cammino, nella ferialità di Nazareth, ha incontrato la vera sorgente e ha saputo pronunciare il suo sì, di accompagnare il cammino dei nostri giovani e di ispirare in loro il desiderio di custodire le parole di Gesù e tradurle nella quotidianità.

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