Redazione

Lo spunto per la 57a Settimana è duplice. In questi tre anni, quattro capitali europee (Vienna, Parigi, Lisbona e Bruxelles) hanno celebrato una missione cittadina. 50 anni fa mons. Montini aveva lanciato la Missione di Milano. Se si osservano attentamente, modalità e programmi, è facile ritrovare una identica ispirazione. Milano ha insegnato all’Europa, e forse più in là, se pensiamo alla Missione di Montreal in Canada.

di Gaetano Bonicelli

Mons. Montini fece il suo ingresso a Milano il giorno dell’Epifania del 1955. Tre mesi dopo il Collegio dei parroci urbani sollecitò una iniziativa clamorosa e cioè una Missione cittadina. L’Arcivescovo la fece sua, ma introdusse alcune variabili sullo schema tradizionale delle Missioni popolari che si rivolgevano a fedeli più o meno praticanti nell’ambito delle strutture esistenti. Sicuramente nel 1957 la secolarizzazione non era penetrata al punto da richiedere una nuova evangelizzazione. Ma l’intuizione di Milano ‘57 fu quella di unire ai programmi parrocchiali un ampio ventaglio di iniziative che coinvolgessero la gente sui luoghi di lavoro, di studio, scuole, stadi, clubs, chiamando in causa laici ed esperti dei vari settori. È quanto hanno fatto i responsabili delle capitali europee dopo cinquant’anni. Predicatori e animatori furono allora a Milano 1288, con 486 laici.

Lo scopo dichiarato era quello di raggiungere i “lontani”. Realisticamente il Resoconto ufficiale riconosce che l’obiettivo è stato largamente mancato, anche se nella sua globalità la Missione si è rivelata un dono per la coscientizzazione indotta proprio in questa direzione. Situazione ben diversa era quella delle capitali europee interessate dopo 50 anni. Ma con felice sorpresa si è potuto vedere che una vasta parte delle città ha reagito con interesse alla proposta, in vari modi espressa, dell’evangelo. Non è pensabile che una riflessione come quella della nostra Settimana possa favorire la formazione di uno o più modelli di evangelizzazione per le aggregazioni urbane anche delle nostre regioni? Non possiamo limitarci a fare accademia o semplici rievocazioni storiche, quando l’urgenza diventa ogni giorno più impellente.

Questa concatenazione fa parte della intuizione originale e della prassi del Cop su cui brevemente ho voluto indugiare perchè è proprio nella sensibilità di un uomo come mons. Ceriani, docente e pastore a Milano, ma anche nel clima pastorale della Chiesa ambrosiana ha trovato radici e stimoli validi se dopo ben più di 50 anni noi ci troviamo ancora a scoprire filoni preziosi di studio e di azione. Milano sicuramente ha fatto molti passi nella pastorale, dopo le vicende di cinquant’anni fa. Siamo qui anche per prenderne atto e, se possibile rilanciare una multiforme esperienza nella sua esemplarità.

MONS. GRAZIOSO CERIANI E IL COP

LA “MISSIONE” DI MONTINI

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