L’esperienza del “fidei donum” don Levi Spadotto, che ha ricevuto il mandato a ottobre e da qualche mese opera nell’isola caraibica

di Luisa BOVE

missionario

Don Levi Spadotto ha ricevuto il mandato missionario nell’ottobre scorso e pochi mesi fa è partito come fidei donum per Mare-Rouge (Haiti), dove ha raggiunto don Giuseppe Noli, don Mauro Brescianini e don Claudio Mainini. «Formiamo così una piccola comunità che condivide tutto, dalla preghiera, alla casa, ai pasti, ma soprattutto l’amore per la nostra gente, il desiderio di servirla secondo il Vangelo». Già i primi giorni, quando era ospite dai camilliani a Port au Prince (la capitale divenuta famosa per il tragico terremoto), sognava la sua prima predica in creolo (kreyol), la lingua locale che sta ancora imparando. Lì ha vissuto «le prime belle e forti emozioni».

«Ad Haiti, anche nel mondo religioso, i contrasti sono davvero forti e conviventi». Qualche sera fa durante tutta la notte ha sentito un sottofondo di canti, invocazioni e urla al ritmo dei tamburi, gli hanno poi spiegato che era una cerimonia vudu. «Pare che in Quaresima, queste celebrazioni ispirate al voduismo si intensificano fino a culminare con quella molto partecipata del Venerdì santo. A volte il corteo della Via Crucis si è incontrato con quello del ritovudu, ma senza particolari incidenti». «Noi possiamo solo far conoscere l’amore e la presenza del Signore – dice don Levi -, attraverso la nostra sincera testimonianza e dedizione a questo popolo. Per il resto è davvero difficile e presuntuoso giudicare».

Ad Haiti, «non mancano i problemi», ma neppure «le sorprese». «Basta andare con don Giuseppe o don Mauro a fare il giro degli ammalati e ci si rende conto dell’estrema povertà di certe situazioni. Resta il fatto che proprio questa povertà accende la solidarietà e fa “circolare” l’amore». «Ho molto apprezzato – continua don Levi – che dopo la preghiera del lunedì pomeriggio fatta con la gente, dove vengono scelti spesso luoghi di “periferia”, c’è l’abitudine di visitare gli ammalati nella zona insieme al padre missionario. Così un bel gruppo della comunità rende visita alle famiglie e questo fa molto piacere a chi la riceve. La prima volta mi ero stupito, pensando che fosse quasi un’invasione nella casa dell’ammalato che veniva messo a disagio, poi ho capito che è un modo per far circolare l’amore per chi soffre…».

Nei giorni scorsi don Levi ha celebrato la sua prima messa in creolo nella cappellina delle suore che gestiscono una scuola lì vicino e poi in parrocchia. È stata una grande «emozione» perché «celebrare la messa nella loro lingua è uno dei modi più alti per far circolare l’amore, quello di Gesù».

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