Presso la parrocchia dei Santi Martiri Nabore e Felice il cardinale Scola ha presieduto una celebrazione eucaristica per le Forze Armate, di Polizia e Associazioni della città di Milano. In allegato il video dell'omelia

di Annamaria BRACCINI

Messa forze armate

Di fronte a Santa Barbara, una delle storiche caserme cittadine – per i milanesi semplicemente la “Perrucchetti”, ancora nel cuore di tanti per l’attentato dell’ottobre 2009 -, nella grande chiesa dei Santi Martiri Nabore e Felice, il cardinale Scola presiede la celebrazione eucaristica per le Forze Armate, di Polizia e per le Associazioni della città di Milano.

Sono presenti oltre un migliaio di militari, molte le autorità con le stellette e i rappresentanti delle Istituzioni – Granelli, assessore alla Sicurezza, rappresenta il Sindaco; per la Provincia c’è Dapei presidente del Consiglio provinciale -, non mancano i Vigili del Fuoco e i Vigili urbani, i volontari, chi è in pensione, dopo una vita in divisa, gli operatori della Croce Rossa, gli ex- combattenti e reduci, con i loro stendardi che hanno fatto la storia, ricoperti di medaglie al valore.

Ci sono poi i giovani allievi della Scuola “Teulié” dell’Esercito, in alta uniforme, che animano con molta bravura il coro e l’intonazione della liturgia. A concelebrare, accanto all’Arcivescovo e al parroco, molti Cappellani e l’Ordinario militare d’Italia, monsignor Santo Marcianò che, ricevuta in dono una reliquia del beato don Carlo Gnocchi, porge un indirizzo di saluto al Cardinale in apertura di celebrazione. 

«Nella Chiesa, che è un popolo dai molti volti, siamo al servizio dell’integrazione e comunione con le Chiese locali – dice -. Comunione che è un dono da invocare per poterlo gioiosamente portare a compimento in un mondo frammentato. La nostra accoglienza e difesa anche di persone che arrivano da diverse parti del mondo, intende seminare giustizia, fratellanza e pace. Vogliamo assicurare tutta la nostra disponibilità a rendere servizio a questa Chiesa ambrosiana, ricca di storia, di fede e di spiritualità».

Quasi un’ideale risposta a tante donne e uomini impegnati appunto in questa opera di giustizia, è quella dell’Arcivescovo nella sua omelia: «La vostra iniziativa, che riguarda diverse Armi e organismi preposti in modo differente a garantire pace fratellanza e legalità è una bella tradizione. È giusto, tuttavia, domandarci il “perché” di questo ritrovarsi in modo che non sia un gesto formale, non confacente allo stile di libertà che tanto sta a cuore all’uomo postmoderno».

Nei giorni che ci avvicinano alla Passione e Risurrezione del Signore, il pensiero non può che andare al sacrificio: «C’e un valore della vita che è implicato dal dono totale di Gesù. Tutti noi siamo donati alla vita per donarci a nostra volta, come il Signore, che poteva non morire e che ha invece accettato di prendere su di sé le nostre fragilità. Il Cristo che è rimasto fedele, fino a essere inchiodato al palo della croce, per salvarci. Non c’è nel vostro lavoro, tanto delicato, dimensione più connaturata di quella del sacrificio che forse è più appropriato chiamare dono». Dono della vita intera per «tutti coloro che sono caduti nell’esercizio del loro dovere».

E se per ognuno vale la dinamica del sacrificio, «da mettere in pratica nel quotidiano», è ovvio che questa sia una caratteristica peculiare di chi opera per la sicurezza di tutti i cittadini italiani: «Stiamo camminando in un tempo affascinante, ma pieno di tensioni, di nuove scoperte –  continua Scola -, di convivenza sociale e di progettualità del tutto inedite e impensabili solo fino a qualche tempo fa. Soprattutto un impegno come il vostro domanda di giocarsi in primo piano in quell’essere in relazione con gli altri che scaturisce da una concezione dell’io consapevole che la vita è un dono. I compiti delicatissimi che svolgete mi consentono di invitarvi, con semplicità, a tale dovere di relazione autentica che è, peraltro, connaturato al vostro servizio. Celebrare la Pasqua significa ritrovare il senso della propria vita nelle sue dimensioni costitutive, negli affetti, nella famiglia, nel lavoro, nel riposo, tenendo in unità i tre fattori che garantiscono libertà e amicizia civica: i diritti, i doveri e le leggi». Parole che pronunciamo spesso – osserva ancora l’Arcivescovo – ma che altrettanto spesso, «viviamo slegate tra loro, così che non riusciamo a comporre il quadro di vita buona che ci è tanto più necessario oggi, all’interno della società italiana, come pure a livello internazionale, nei timidi germi di ripresa a cui stiamo assistendo».

«Il vostro compito assume un’importanza decisiva nell’edificazione della pace e della civiltà con competenze che andate sempre più affinando. Allora essere qui gratuitamente di fronte a Dio diventa un invito a rispondere alla domanda, che ci pone il Crocifisso, sul senso del vivere come suo significato e direzione». Infine l’augurio: «Che possiate tenere nel cuore questo gesto eucaristico di oggi, ricavandone occasione di riflessione e di conversione».

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