Redazione

Alle pendici del Monte Lema, a 1200 metri, sopra Luino (Varese), a ridosso del confine con la Svizzera, risiede la comunità benedettina di Dumenza. Seguendo il sentiero tortuoso, ombreggiato da enormi faggi e antiche querce, si raggiunge il monastero della SS. Trinità…

Testo di Franca De Simone
Fotografie di Ignazio Cozzoli

Ogni viaggio è un racconto fotografico. La personale curiosità per la nuova storia da conoscere, spinge alla ricerca continua di nuove e profonde sensazioni che animano la fotografia.

Immersa nella fitta vegetazione, circondata da alberi ad alto fusto e folti cipressi, l’imponente monastero si pregia della sua straordinaria opera architettonica. La particolarità della moderna struttura e l’inconsueta bellezza che la caratterizza, l’approccio con i monaci e l’individuale figura del priore padre Adalberto sembrano rispecchiare la nuova realtà.

Si ha subito l’impressione che la comunità, pur conservando le stesse tradizioni, un passato, la propria storia, assuma una parte di nuovo; un segno di apertura che è inevitabile in un mondo che cambia ed è in continua evoluzione. Ne abbiamo la riprova quando padre Adalberto esordisce nel dialogo con noi. Nello studio ampio e luminoso dove siamo riuniti, con evidente perspicuità e con tono deciso risponde alle nostre richieste. Con particolare attenzione ci esprime come la comunità accoglie la regola fondamentale di S. Benedetto, scandita dal rapporto equilibrato tra momenti di preghiera e di lavoro.

Chiediamo al priore: chi sono le persone che bussano al monastero e come si rapportano i monaci con il mondo esterno?
La nostra porta è aperta a tutti coloro che vogliono condividere un momento di incontro con i fratelli. Si cerca di favorire chi è in ricerca esistenziale, chi è già impegnato spiritualmente come i preti, i religiosi; poi si viene incontro a chi ha bisogno di ricerca e riflessione, anche chi non è credente. Aiutare a capire come una vita ha bisogno di essere disciplinata e riscoprire il contatto armonico con la natura, ritrovare il senso delle cose come il momento del pasto che è centrale e simbolico.

Cosa ne pensa dei monasteri che sono in chiusura?
I problemi sono tanti. Penso che la secolarizzazione ha cambiato il tipo di vita religiosa. Il monachesimo è presente in tutte le religioni e qualsiasi struttura monastica può finire o variare il modo di vivere il Vangelo. Una comunità cristiana non è destinata a durare per sempre. Quando avverte che non è più possibile, può portare avanti la propria testimonianza trovando altre vie.

La Chiesa è vicina al monachesimo e qual è l’importanza del monaco?
La Chiesa come dice Benedetto XVI è per natura missionaria, ed è chiamata ad annunciare il Vangelo nel mondo e renderlo vicino agli uomini. Il monachesimo è insostituibile, è il cuore della Chiesa, anche se è al margine della società persegue il medesimo ideale. Cercare Dio nella solitudine e nel silenzio. L’importanza del monaco?… Ma il monaco non è necessario! Sono forse necessari i fiori, i colori?

Lasciamo il priore ai suoi doverosi impegni affiancandoci al confratello padre Giuseppe. Seguiamo il monaco benedettino che sollecito ci guida nel laboratorio di pittura. Riprendiamo il religioso mentre realizza con espressione la tecnica dell’iconografia: un talento artistico – ci confida – che ha scoperto isolato dal mondo nel silenzio e in solitudine. Oltre la pittura un’attività preziosa e di grande rilievo viene svolta nel laboratorio di restauro: abbiamo notato con interesse tre vecchi torchi da stampa perfettamente funzionanti e utilizzati da alcuni monaci per lavori prettamente artistici, recuperando manoscritti e testi antichi.

In un clima di pace e operosità ogni occupazione viene eseguita con responsabilità e impegno, dalla gestione della casa alla raccolta della legna, dal corso di formazione alla foresteria, necessari per il loro sostentamento. L’esperienza conviviale condivisa con la comunità, è stata una grande opportunità per riscoprire il ritmo e il valore dei gesti che sono esistenziali e significativi. Immersi nel silenzio, con l’ascolto della preghiera, si entra in noi stessi; liberando la nostra mente dalla confusione, e in serena armonia, in contatto diretto con il mondo interiore, si percepisce la vera grandezza.

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