La diocesi accoglie con gioia il Papa venuto da lontano e impara a pregare e a servire i poveri

di Mario DELPINI
Vicario generale della Diocesi

Papa Francesco

La conclusione non deriva dalle premesse, l’esito non è secondo le previsioni: l’emozione e l’improvvisa simpatia universale per un uomo praticamente escluso dall’attenzione fino al giorno prima sono il segno di una sorpresa.

L’elezione di Papa Francesco non è coerente con le aspettative della vigilia. La sorpresa, per essere franchi, è anche una smentita di tante parole spese nell’impazienza dell’attesa da tutti coloro che sono costretti a produrre una certa quantità di parole ogni giorno. La sorpresa, però, è soprattutto l’invito a un’attenzione più docile alla voce dello Spirito, più disponibile ai segni che la misteriosa presenza del Regno affida alla Chiesa, come il più piccolo tra tutti i semi, perché la messe sia sovrabbondante.

Dalla sorpresa si può imparare. Si impara per esempio a non immaginare il ministero e il magistero di Papa Francesco come se si potesse dedurre dalle notizie che si raccolgono in queste ore con la frenesia di chi vuole mostrarsi informato. Dal fatto che venga dalla fine del mondo, dal fatto che sia di origini italiane, dal fatto che sia gesuita, dal fatto che abbia esercitato il suo ministero a Buenos Aires, in un Paese di enormi ricchezze e sempre a rischio di povertà, che cosa si può immaginare a proposito di quello che sarà? Mi sembra diffuso il rischio di pretendere che corrisponda a una certa aspettativa romantica che riduce Francesco d’Assisi a una specie di testimonial di luoghi comuni e vorrebbe assimilarvi anche Papa Francesco.

Immagino, invece, che per Papa Francesco incominci una vita nuova, un «eccomi qua» che si fa pastore della Chiesa di Roma che presiede alla carità e che nella continuità con la successione apostolica farà risplendere la bellezza di quel segno della presenza del Regno che è la Santa Chiesa di Dio. L’accoglienza festosa e commossa del nuovo Papa, piuttosto che l’enfasi sulla “prima volta”, diventa un’esperienza spirituale perché favorisce l’atteggiamento della docilità.

Non saremo pertanto così superficiali da provare simpatia perché si dice: «Finalmente un Papa che ha lavato i piedi ai poveri», perché tutti i vescovi e i preti del mondo compiono lo stesso gesto durante la Settimana santa. Piuttosto ci disporremo a lasciarci convincere: «È tempo che mi decida anch’io a servire i poveri; è tempo che vada anch’io a pregare con semplicità la Madonna perché possiamo tutti camminare nella fede, è tempo che mi metta anch’io alla sequela del Crocifisso, per evitare il rischio di essere inutile». Forse per questa disponibilità a lasciarsi condurre riconosceremo la vita di una Chiesa che non ti aspetti e potremo addirittura esserne pietre vive. Viva il Papa!

Ti potrebbero interessare anche: