Redazione

Ammesso che la vita quotidiana delle famiglie ordinarie (quelle in cui non è avvenuto alcun omicidio) interessi ancora qualcuno, ecco il racconto di Umberto Folena, giornalista di «Avvenire», qui chiamato in causa non solo per la sua professione, ma anche in qualità di padre di famiglia. Con il suo consueto stile brillante, Folena fa sorridere su alcune delle difficoltà quotidiane – prima fra tutte la mancanza di tempo – molto frequenti in quelle case italiane in cui albergano padri, madri e figli adolescenti. Come a dire: non solo si può sopravvivere, può addirittura essere divertente.

di Umberto Folena

Questo articolo non ha alcun interesse. Infatti parla della famiglia e la famiglia non desta alcun interesse, sempre che non sia affetta da qualche morbosa patologia. Quali famiglie attirano la golosità dei signori sponsor e finiscono dentro i talk-show facendo lievitare l’ascolto? Quando una madre sopprime il figlio, il figlio si droga, il padre s’ubriaca, un altro figlio li fa fuori tutti, a meno che non si siano separati prima, e allora si può mettere a tema “La crisi della famiglia” o, più drasticamente, “La fine della famiglia”, senza allusione alcuna a un noto saggio che ci sta stressando da settimane; per dire, un saggio intitolato “La rivincita della famiglia” non se lo filerebbe nessuno.

Questa che segue è comunque la settimana tipo d’una famiglia normale, quindi di nessun interesse. Resta un mistero il motivo per cui qualcuno dovrebbe leggerla, ma la gente, per fortuna, ha ancora alcuni comportamenti insensati. Tra cui, appunto, leggere.

LUNEDÌ
Il figlio di undici anni, pericoloso intellettuale, sfoglia i giornali. Di solito legge le pagine sportive. Stavolta però qualcos’altro ha attirato la sua curiosità: «Ho letto che un figlio costa 800 euro al mese. Se la mia paghetta ammonta a 4 euro alla settimana, chi si intasca gli altri 786?». La figlia di 14 anni, prontissima: «Sciocchino, non sai che cos’è la statistica? Vorrà dire che da qualche parte c’è un bambino come te che di euro se ne prende 1.586». Di notte, al buio, lui: «Amore, i bambini dormono. Che ne diresti se…?». «Per carità, ho il cervello che mi fuma con tutti quei calcoli sul costo medio d’un figlio medio. Dormi».

MARTEDÌ
Il figlio sta rimuginando su costi e ricavi. A scuola come merendina gli viene data una fetta di crostata fatta in casa. Al ritorno: «Mamma, il mio compagno di banco dev’essere molto ricco». «Perché?». «Per merenda si mangia due ovetti kinder, due krapfen alla marmellata e una focaccina». Per fortuna non c’è la sorella, altrimenti esternerebbe le sue considerazioni sulla stretta relazione tra ricchezza e appetito.

MERCOLEDÌ
Il papà è dovuto volare a Roma prima dell’alba per lavoro. Torna, sfatto, alle 23.30. Doccia e sotto le coperte senza nemmeno controllare di che cosa si sta discutendo alla terza camera del Parlamento, “Porta a porta”. Lei: «Amore, ti ricordi di lunedì sera? I bambini dormono, perché non…». Ma lui sta già ronfando.

GIOVEDÌ
«Non mangiarti le unghie. Stai composta. Non leggere con la luce spenta. Che cosa sono tutte queste luci accese? Basta computer. Tieni basso lo stereo. Perché sei lì con le cuffie? Hai fatto i compiti? Attenta ad attraversare. Dopo la piscina, asciugati bene i capelli altrimenti ti viene la sinusite. Visto, ti sei presa la sinusite. Basta con tutta quella cioccolata. Non mangiare fuori orario. Ricordati di bere, bisogna bere tanta acqua. Te l’avevo detto di portarti dietro la bottiglia dell’acqua. Chi sarebbero questi “amici” che hanno citofonato? Dove vai? A che ora torni? Quando arrivi manda un sms per far sapere che sei arrivata. Quando riparti manda un sms per far sapere che stai ripartendo». Che cos’è, chiedono i genitori alla figlia quattordicenne? «Èl’elenco delle inaccettabili ingerenze dei genitori nella mia vita».

VENERDÌ
Ègiusto ristabilire antiche e sagge consuetudini. Quindi: pesce. Bollito no, i figli non lo mangerebbero mai. Fritto? Il fritto non è dietetico. Arrosto neanche, chi lo toglie il puzzo dalla cucina? Trovato: pasta con i frutti di mare. Notte. Lei a lui: «I bambini dormono, ho controllato. Forse adesso potremmo…». Urlo agghiacciante dalla stanza del figlio: «Ah, che incubo terribile! Mamma, mamma!». I frutti di mare.

SABATO
Il figlio è pronto: casacca con i colori sociali, sciarpa e bandiera: un vero (pacifico) ultrà. «Papà, ti ricordi che stasera c’è l’anticipo? La guardiamo insieme la partita, vero papà?». Gli occhi gli brillano dall’eccitazione. «Ehm, no, stasera devo andare in parrocchia al gruppo adulti, non ci vado da un mese, mi dispiace». Più tardi. Lei: «Ti rendi conto del dispiacere che gli hai dato? Lo sai che ci tiene tantissimo a vederla con il suo papà, la partita. Mi hai proprio deluso. Fatti più in là e dormi».

DOMENICA
Al termine della messa, il parroco si rivolge con volto accigliato ai due sposi e genitori: «Anche questo mercoledì non siete venuti alla riunione del gruppo famiglia, mi dispiace, mi dispiace molto, da voi proprio non me l’aspettavo…». In un angolo, il bambino ha ancora un muso così. Sotto il giaccone indossa la casacca della squadra del cuore.

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