Redazione

Trattandosi di una Veglia all’insegna della “sinfonia” è stata data, nella basilica di Sant’Ambrogio la sera di venerdì 27 aprile, una parte importante alla musica da ascoltare. L’esecuzione dal vivo di un Quintetto d’archi e clarinetto di due brani, tratti dalle opere di Jh. Brahms e W. A. Mozart, opportunamente introdotti da don Carlo Josè Seno, hanno permesso di trovare nella musica una felice risonanza alla preghiera comune. Ecco l’introduzione al primo brano.

di Carlo Josè Seno

La splendida sinfonia delle vocazioni che lo Spirito santo suscita è stata espressa la sera della Veglia in Sant’Ambrogio anche attraverso il linguaggio dell’arte: due capolavori della musica da camera, scritti per una formazione un po’ ricercata ma interessantissima: il quintetto, formato da un quartetto d’archi (due violini, viola e violoncello) e da un clarinetto.

Iniziamo con Brahms. Siamo ormai negli ultimi anni della sua vita. Da un anno il compositore amburghese aveva deciso di chiudere la carriera di compositore. Temeva di non avere più l’ispirazione necessaria per scrivere grandi opere. Ma un giorno per caso ebbe occasione di ascoltare il clarinettista Richard Muehlfeld, solista nell’orchestra del granduca. Fu conquistato dal suo incredibile talento e di lì a poco presero forma alcune opere in cui impiegare il clarinetto. Questo quintetto ne è il culmine.

Brahms esalta le potenzialità dello strumento a fiato, che sono sostenute da un tessuto ben costruito affidato agli archi. La magia di quest’opera ha un segreto: il clarinetto non schiaccia gli altri strumenti. C’è un’impostazione corale, direi quasi sinfonica. Ogni strumento interagisce con personalità, emerge ad un tratto e poi dialoga, si ritrae, lasciando spazio agli altri strumenti. Per esempio l’inizio è affidato ai due violini, subito l’ingresso del clarinetto trova immediatamente una risposta dal violoncello (ascolto dell’inizio). In un altro passaggio invece viene espressa una chiara unità di intenti (esempio musicale nel ponte modulante), con un’idea musicale ben affermata.

Quindi unità e distinzione. Viene dato spazio all’originalità di ciascuno, ma tutto è al servizio di un capolavoro comune. Come avviene per le vocazioni che lo Spirito suscita nella Chiesa.

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