Il cardinale Scola ha conferito l’ordinazione episcopale al sacerdote ambrosiano, nominato amministratore apostolico in Kazakhstan, e ha invitato i fedeli a pregare per il Conclave

di Filippo MAGNI

don adelio dell'oro

Dalla Lombardia chiamata da Papa Benedetto XVI ad essere «il cuore credente d’Europa» ad Atyrau, Kazakhstan. Gli estremi confini del continente. Città attraversata dal fiume Ural, dunque a cavallo tra Europa e Asia. È il percorso di mons. Adelio Dell’Oro, sacerdote ambrosiano, ordinato Vescovo dal cardinale Angelo Scola durante la messa vigiliare di sabato 2 marzo. Da oggi è l’amministratore apostolico di Atyrau, dove si insedierà ufficialmente il prossimo 21 aprile.
Il mandato di mons. Dell’Oro è descritto da Papa Benedetto XVI nella Bolla di nomina a vescovo letta nel corso della celebrazione. «A noi – scrive il Santo Padre – sta particolarmente a cuore promuovere la predicazione del Vangelo e confermare la fede cattolica, affinché tutti gli uomini conoscano sempre di più l’ineffabile carità di Dio e ne rendano grazie». Lo ribadisce il card. Scola: «Carissimo don Adelio», dice nell’omelia, «è questa l’unica ragione della tua elezione e del tuo invio, perché gli uomini e le donne di Atyrau possano conoscere l’ineffabile carità di Dio».
Una terra, il Kazakhstan, che mons. Dell’Oro conosce bene, essendoci stato come missionario fidei donum dal 1997 al 2007. Il 70% della popolazione è musulmana e il 30% ortodossa. I cattolici non sono una percentuale, si contano in unità. Nel territorio competenza del nuovo vescovo, grande più di due volte l’Italia, sono duemila. Molti gli stranieri, dipendenti delle compagnie petrolifere presenti nella regione. Diversi gli italiani.
Una terra per lo più sconosciuta all’Occidente, ammonisce il cardinale Scola. «Emblematica della situazione storica in cui la Provvidenza ci chiama a vivere oggi». La Chiesa affidata a mons. Dell’Oro, auspica l’arcivescovo, «sarà per noi un avamposto privilegiato, un seme prezioso della nuova evangelizzazione da coltivare con particolare cura». Non solo dal vescovo, ma da tutta la comunità ambrosiana, precisa: «Di questa cura noi ci sentiamo corresponsabili, chiamati ad alimentarla con la nostra preghiera e la nostra testimonianza».
Al termine dell’omelia l’intensa cerimonia di ordinazione episcopale in cui il vescovo esprime le solenni promesse tra cui «adempiere fino alla morte il ministero affidato dagli Apostoli», «predicare con fedeltà e perseveranza il Vangelo di Cristo», «custodire puro e integro il deposito della fede», «perseverare nell’unità della Chiesa», «prestare obbedienza» al Santo Padre, «andare in cerca delle pecorelle smarrite», «prendersi cura con amore di padre del popolo Santo di Dio».
Conclude la cerimonia l’imposizione delle mani sul capo di mons. dell’Oro da parte dei vescovi riuniti davanti all’altare maggiore. Al centro il card. Angelo Scola, alla sua destra l’arcivescovo emerito della Diocesi di Milano card. Dionigi Tettamanzi. Insieme a loro alcuni vescovi di origine milanese, i vescovi ausiliari della Diocesi, l’arcivescovo di Taranto. E ancora S.E. mons. Miguel Maury Buendía, nunzio apostolico in Kazakhstan, Kyrgyzstan e Tajikistan; S.E. mons. Tomasz Peta, Presidente della Conferenza episcopale kazaka; S.E. mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana; S.E. mons. José Luis Mumbiela, vescovo di Almaty; S.E. mons. Janusz Kaleta, vescovo di Karaganda. Non manca nel Duomo anche il Delegato papale mitrato Vasyl Hovera dei Greco-Cattolici.
Li ringrazierà tutti uno per uno, il neo vescovo, al termine dell’Eucaristia. Includendo nella sua gratitudine i genitori e i parenti, le parrocchie di Sant’andrea a Milano e di Buccinasco incontrate da sacerdote, gli amici di Valmadrera e Chiuso, a Lecco, il personale e gli studenti del collegio monzese della Guastalla. Per poi aggiungere un pensiero particolare rivolto a mons. Luigi Giussani, al suo insegnamento e al suo successore don Julián Carrón.
La messa vigiliare è stata probabilmente l’ultima celebrazione milanese del cardinale Scola prima dell’imminente conclave. E l’arcivescovo la conclude con un pensiero proprio all’elezione del nuovo Pontefice.
«La consapevolezza che dal Conclave deriverà un rinnovamento per la Chiesa deve toccare tutti i fedeli», auspica. Per poi coinvolgere ancor più marcatamente tutti i cristiani: «Assecondare il volere dello Spirito nell’elezione del Papa non riguarda solo i cardinali, ma tutti i fedeli sono chiamati a contribuire ciascuno secondo le proprie possibilità – conclude -. Restateci vicini con la preghiera».

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