Redazione

Oratori con diversi stili, diversi tempi e diversi metodi, ma con la caratteristica comune di accogliere tutti i ragazzi e renderli “soggetti attivi dell’evangelizzazione”. Suor Anna Megli, responsabile della Fom (Fondazione oratori milanesi), sottolinea l’importanza degli oratori come luogo privilegiato per l’incontro di ragazzi e famiglie con Gesù.

di suor Anna Megli

“Dimmi perché” è lo slogan dell’anno oratoriano 2007-2008 che traduce il tema della seconda tappa del Percorso pastorale diocesano “L’amore di Dio è in mezzo a noi” (2006-2009), dal titolo: “Famiglia comunica la tua fede!”. “Dimmi perché” ci aiuta quest’anno come educatori a guardare l’oratorio come un ambiente privilegiato, capace di aiutare i ragazzi, gli adolescenti e i giovani a trasmettere la fede, o per lo meno in grado di suscitare la simpatia e la curiosità necessarie per poter aprire un ponte e un dialogo cordiale e schietto con le famiglie e con le altre realtà educative presenti sul territorio.

Le indicazioni e i suggerimenti che arricchiscono la proposta di animazione per le attività degli oratori, contenute nel sussidio per l’animazione domenicale “Dimmi perché” (ed. In Dialogo), invitano ogni educatore a vivere l’oratorio come luogo “privilegiato e prioritario” con cui la comunità cristiana si occupa della crescita cristiana dei bambini, ragazzi, adolescenti e giovani.

Il nostro Arcivescovo nel messaggio inviato alla Diocesi in occasione della Festa dell’oratorio dice: “…Fermandomi a salutare uno per uno, vedo che ci sono bambini e genitori, ragazzi e adolescenti, giovani e nonni… Tutti sono di casa all’oratorio!…”. Ci ricorda come l’oratorio è spesso luogo di vita che consente a tutti i membri di una famiglia relazioni significative e momenti di incontro. Si “va” in oratorio a orari e con ritmi diversi, si trovano gli amici e contemporaneamente delle proposte che danno la possibilità di mantenere vivo il senso di appartenenza alla comunità cristiana.

L’oratorio è promotore di occasioni di incontro e in particolare punta su relazioni “di qualità”, non sfuggenti o superficiali, ma vivificate dalla condivisione degli stessi valori cristiani. Ci sono molti oratori dove permane la tradizione della animazione domenicale, come segno della comunità cristiana che prosegue la comunione della mensa eucaristica con forme di preghiera, di festa e di vita comunitaria. Ci sono oratori invece dove la tradizione domenicale si è affievolita per fare spazio a qualche scelta particolare, magari ci si è concentrati sull’arricchimento delle proposte durante la settimana, puntando l’attenzione su attività di sostegno scolastico, di sport o tempo libero. Ci sono oratori che “vivono” sette giorni su sette…

L’oratorio, al di là delle forme, dei tempi e delle modalità concrete, mantiene il fascino di un luogo dove sperimentare modalità diverse di divertimento e di vita comune, dove si impara a cogliere la bellezza di uno stile di vita semplice, nella quale lo stare insieme diventa amicizia, dove possono giocare tutti e dove si impara a giocarsi, dove dei “grandi” si preoccupano gratuitamente dei più “piccoli”.

L’oratorio è allora un luogo speciale proprio perché riconosce che i ragazzi sono soggetti attivi dell’evangelizzazione, capaci di prendere alcune decisioni e alcuni impegni da vivere in famiglia, a scuola, nello studio, nello sport e nello stesso oratorio.

L’oratorio chiede agli educatori di farsi carico di una proposta che si caratterizza proprio per lo stile della relazione “a tu per tu” con i ragazzi così da costruire insieme un cammino che si fondi sull’amicizia con Gesù, sull’impegno nella comunità, non dimenticando i genitori che possono sentirsi aiutati e accompagnati dall’oratorio nel loro compito educativo facendo valere la regola della partecipazione diretta, che ci chiama in causa come testimoni della fede.

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