I dati rilevano un trend molto positivo tra infanzia e secondaria di primo grado; dopo un calo alla secondaria di secondo grado, tornano a salire alle superiori. Il responsabile diocesano don Gian Battista Rota: «È un’ora di arricchimento culturale»

di Luisa BOVE

Ora di religione

C’è tempo fino al 15 febbraio per iscrivere i figli a scuola e contestualmente scegliere di avvalersi oppure no dell’ora di religione. Ma come stanno andando le iscrizioni in questi ultimi anni? «Vanno molto bene – assicura dice don Gian Battista Rota, responsabile della Pastorale scolastica e del Servizio Irc (Insegnamento della religione cattolica) -, ma c’è una differenziazione tra i diversi ordini e gradi. Gli iscritti alla scuola dell’infanzia e alla primaria sono intorno al 90%, alla secondaria di primo grado scendono all’80%, mentre i ragazzi della secondaria di secondo grado si fermano al 70%. Il trend si mantiene costante fino alle medie, mentre cresce il numero di alunni che si avvalgono dell’ora di religione alle superiori. E mi spiego: gli studenti creano un trend negativo nei primi anni delle superiori, salvo poi scoprire la bellezza dell’ora di religione e iscriversi negli ultimi. Questo è un bel risultato e se i numeri aumentano vuol dire che anche la qualità di insegnamento si è innalzata».

Perché un ragazzo dovrebbe scegliere l’ora di religione?
Perché è un’ora culturale. L’insegnamento della religione non va confusa con la professione della fede, che riguarda l’ambito personale e comunitario di appartenenza. Quindi iscriversi oggi all’ora di religione significa apprendere culturalmente le chiavi di lettura e le codifiche del reale e che in modo particolare – storicamente parlando – hanno portato alla societas italiana e all’attuale societas europea.

Cresce anche il numero di stranieri che frequentano l’ora di religione?
La presenza di stranieri è più rilevante negli ordini inferiori e diminuisce in quelli superiori, anche se questa differenza negli anni futuri andrà a scalare. Nella scuola dell’infanzia il numero di stranieri cresce a vista d’occhio e gli iscritti all’ora di religione è del 19%. Non è vero che la presenza di stranieri fa necessariamente aumentare il numero dei non avvalentesi: infatti il trend degli avvalentesi e dei non avvalentesi è costante. Ciò significa che buona parte dell’immigrazione straniera frequenta l’ora di religione, soprattutto quanti appartengono alla religione cattolica e per la maggior parte si tratta di latinoamericani.

Ci sono anche ragazzi di altre religioni?
Sì, ci sono anche studenti di religioni differenti. Questo dipende dalle capacità del docente, ma anche dalla situazione scolastica e territoriale nella quale si è già compresa la differenza tra l’ora di religione (che è culturale, secondo le finalità proprie della scuola) e la dottrina, quindi il catechismo. Spesso questo fraintendimento impedisce l’iscrizione all’Irc.

Il merito va quindi anche agli insegnanti…
Certo. Dove l’insegnante – grazie al buon inserimento nel corpo docenti – riesce a instaurare un dialogo sereno e corretto con le famiglie, ecco che i genitori iscrivono il proprio figlio all’ora di religione, anche in caso di diversa appartenenza religiosa. Negli ultimi anni sto rilevando un impegno sempre maggiore alla formazione da parte del corpo docenti, che non può essere data per scontata, ma è un punto d’onore per gli insegnanti di religione che, a differenza di quelli di altre discipline, sono obbligati alla formazione dal Diritto canonico».

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