Redazione

I 1300 ambrosiani, tanto diversi tra di loro pur nell’uniformità delle centinaia di cappellini verdi forniti dalla “Duomo Viaggi”, hanno avuto un’occasione straordinaria: comprendere attraverso le parole ascoltate dai cardinali Dionigi Tettamanzi e Carlo Maria Martini, le celebrazioni, le omelie, le meditazioni dei vespri, il senso del pellegrinare nei luoghi della fede come donne e uomini credenti, ma insieme consapevoli delle contraddizioni del terzo millennio.

di Annamaria Braccini

Chissà se il povero venditore che ogni giorno percorre la “Via dolorosa”, a Gerusalemme, non per devozione, ma con il suo carretto di verdure, sa che lì, sulle quelle stesse pietre, rese lucide e bellissime dal tempo, ha camminato Gesù? E chissà se il pellegrino, nel grande e moderno albergo al centro della metropoli, icona di un’idea del vivere tutta occidentale, vedendo il rabbino vestito come secoli fa rivolgere un silenzioso saluto ai severi ministri del culto ortodosso, si rende conto che la via della pace tra gli uomini passa anche dal rispettarsi nella vita quotidiana, con i suoi fatti e incontri straordinariamente normali?

Sì, perché la città santa – l’intera terra di Dio – è anche questo: saper vedere e capire la differenza di fedi, di culture, di tradizioni che popolano un angolo del mondo unico perché benedetto dal Signore. Non solo splendido, con gli scenari, ora pietrosi ora lussureggianti di piante e colori, con i suoi monumenti millenari, ma anche ricco di una luce, verrebbe da dire, soprannaturale che illumina ogni bellezza.

Fare il pellegrino – e non il turista per caso – vuol dire, infatti, gettare lo sguardo e il cuore al di là dell’apparente semplicità di un viaggio che diviene invece un itinerario alle radici del credere. Uno “scendere” nel profondo dell’anima che è – come si dice – la vera “salita” a Gerusalemme: proprio perché alla città santa non “si va”, ma “si sale” e, qui, ogni parola ha un suo senso simbolico e reale.

I 1300 ambrosiani – ben lo si è visto durante la settimana del pellegrinaggio -, tanto diversi tra di loro pur nell’uniformità delle centinaia di cappellini verdi forniti dalla “Duomo Viaggi”, hanno avuto così un’occasione straordinaria: comprendere attraverso le parole ascoltate dai cardinali Dionigi Tettamanzi e Carlo Maria Martini, le celebrazioni, le omelie, le meditazioni dei vespri, il senso complessivo di un andare nei luoghi della fede come donne e uomini credenti, ma insieme consapevoli delle contraddizioni del terzo millennio. E, difatti, così lo hanno inteso i coniugi che hanno festeggiato, a Cana, il loro quarantesimo anniversario di nozze (e dove sennò?, spiegano, emozionati, Luigi e Marta) accanto a uno dei dodici diaconi che ha affidato alle pagine di un quotidiano la sua emozione per quello che definisce «vedere le cose con occhi diversi».

E si potrebbe continuare con Paolo, dirigente milanese, grande conoscitore della Terra Santa, ma per il quale «ogni volta è una scoperta nuova e questo pellegrinaggio, in particolare, è un’esperienza indimenticabile», con i giornalisti in silenzio (un miracolo autentico, questo….) davanti all’evocativa e fascinosa misteriosità di Qumran o alla tragedia “raccontata” nel museo della Shoa di Yad Vaschem, con l’eterno dilemma umano della lotta tra bene e male. E ancora, con il gruppo di anziane della provincia di Varese, che, nella penombra del Santo Sepolcro, poco prima della messa all’alba, raccontano, nel dialetto antico, quasi sussurrando, «di non aver dormito l’intera notte per l’attesa».

Voci, impressioni, sentimenti che è stato facile incrociare in ciascun momento del cammino, in ogni tappa: da Nazareth a Betlemme, dove «siete riusciti a far cadere la neve a marzo, perché sembri Natale», ha scherzato Martini; dalla valle del Giordano, immersa nella tempesta, fino a Gerusalemme, apparsa improvvisamente – sotto le nuvole sempre minacciose – in una lama di sole. Come non pensare, allora, a Dio? alla sua presenza viva tra i pellegrini che si sono affollati per applaudire i due Pastori ambrosiani, il loro arcivescovo di oggi e colui che ha guidato la diocesi per 22 anni e 5 mesi.

Insomma, una bella “fotografia” della grande e variopinta famiglia dei pellegrini ambrosiani 2007, che in certi giorni incontravi ovunque, come se fossero molti più di 1300, come se la gioia di questo viaggio avesse contagiato tutti. Al di là del tempo inclemente, delle piccole-grandi difficoltà di trovarsi in una terra tanto lontana da casa, con i suoi ritmi mediorientali, con un passato che, nei vicoli del suk arabo tra spezie e dolci tipici, riesce comunque a emergere dietro gli orribili souvenir uguali in tutto il mondo. E, infine, alla sera davanti alle mura di Gerusalemme la “santa”, è solo la Parola di Dio che torna alla mente: «Di te si dicono cose stupende, città di Dio… Sono in te tutte le mie sorgenti». E pensi che il vero miracolo è, forse, davvero questo.

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