La paura della verità e delle scelte definitive non è solo dei giovani. È nella sequela di Gesù che diventiamo adulti

di Luca BRESSAN
Vicario episcopale

lettera pastorale

La lettera pastorale del nostro Arcivescovo ci chiede di vivere con particolare impegno questo periodo quaresimale, come il luogo in cui dare risalto a quella chiamata particolare alla conversione che risuona in modo forte in tutto quest’anno della fede. Quindici giorni fa avevamo sottolineato la dimensione di intimità, la relazione con Dio, il legame che scaturisce dal suo perdono (il sacramento della riconciliazione).

Seguendo il pensiero del Cardinale siamo invitati oggi a verificare la nostra vita – a convertirci – lasciando che la nostra fede si misuri con le tentazioni che la cultura ci fa vivere ogni giorno, in particolare la tentazione di rimanere eternamente giovani, adolescenti. La “sindrome di Peter Pan”: così è stata definita da più di uno studioso della cultura attuale quell’attitudine a non volere crescere, a non voler assumere responsabilità, a rimanere sempre spettatori e poco attori della propria esistenza. «La paura del futuro, che giustifica l’attardarsi nell’adolescenza, il fuggire dalle responsabilità, la pigrizia nello studio e la riduzione degli affetti ad avventure provvisorie, è una tentazione contro la fede»: con queste parole sobrie, ma chiare, il cardinale Scola descrive questa tentazione nella lettera pastorale al n. 12/2, continuando poi così: «La paura della verità, immaginata come limitazione della libertà, come parola autoritaria o inaccessibile o inconsistente, che induce a rassegnarsi alla confusione che non distingue il bene dal male, che si arrende alla dittatura del capriccio chiamandolo desiderio e libertà, è una tentazione contro la fede. La diffidenza verso la definitività, temuta come legame che limita le esperienze e umilia il desiderio, che induce a vivere di esperimenti e a costruire rapporti che appaiono attraenti per la strana ragione che si possono anche rinnegare, è una tentazione contro la fede».

Le situazioni esistenziali descritte sono così chiare e così capaci di leggere il nostro quotidiano da non aver bisogno di commenti ulteriori. Descrivono tentazioni che toccano i giovani, ma con cui anche il mondo adulto è chiamato a misurarsi. La Quaresima è lo strumento adatto, è il momento propizio che ci è dato perché come Chiesa impariamo a fare fronte comune contro queste tentazioni. La via per superare queste tentazioni (che vuol dire non tanto evitarle, quanto piuttosto imparare a viverci dentro, assumendole come palestra che irrobustisce la nostra libertà) è una esperienza forte di Chiesa. «La storia della Chiesa, anche contemporanea, documenta a piene mani che anche la giovinezza può essere avvolta di luce dalla gloria del Dio vicino, se diventa sequela di Gesù, amicizia personale con lui, fraternità e amicizia e amore intensi, puri, veri, intuizione e cammino verso il compimento di una vocazione che fa desiderare di diventare adulti, di assumere responsabilità, di mettere mano all’impresa di rendere vivibile la terra e giovane la Chiesa». 

da Avvenire, 09/03/2013

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