Redazione

Il cardinale Tumi quando è diventato Arcivescovo della diocesi di Garoua ha chiesto la presenza di sacerdoti ambrosiani.

Gli inizi della missione in Camerun si perdono quasi in una “leggenda”. Il 6 gennaio 1980 papa Giovanni Paolo II consacrava Carlo Maria Martini arcivescovo di Milano; tra gli altri ordinandi spiccava un vescovo africano, Christian Tumi, destinato alla sede di Yagoua in Camerun. Qualcuno riferisce – ma la voce non è verificata – che al termine della celebrazione il papa abbia detto a Tumi: «Per ogni richiesta, si rivolga pure all’arcivescovo di Milano…». In ogni caso tra i due prelati nacque una sorta di parentela spirituale, rimasta inespressa finché Tumi, trasferito alla più impegnativa diocesi di Garoua, chiese a Milano di cooperare con la sua Chiesa mediante l’invio di alcuni preti.

Garoua è la quarta città del Camerun, punto di riferimento per tutto il nord del paese. L’evangelizzazione data appena cinquant’anni, ma la comunità cristiana è già in grado di condurre un’intensa e attiva vita cristiana, con risvolti importanti nel campo sociale. La collaborazione tra le due chiese – Milano e Garoua – continua ormai da più di un decennio. Ai nostri missionari sono state affidate due parrocchie nei dintorni della città di Garoua: Djamboutou, quartiere caratterizzato da estrema mobilità della popolazione e dai problemi tipici delle periferie e Djalingo che comprende numerosi villaggi in una zona rurale.

Le parrocchie si estendono fino a raggiungere un numero elevato di villaggi della brousse, la zona rurale dove la popolazione è dispersa in piccoli nuclei e vive essenzialmente di agricoltura, di allevamento e di coltivazione del cotone. Dal 2005 la parrocchia di Pitoa, grosso agglomerato distante una ventina di chilometri dal centro, dopo essere stata servita per vent’anni dai sacerdoti fidei donum, è stata affidata alla cura del clero locale. Nel 2007 è iniziata la collaborazione con la diocesi di Bafoussam, nella parrocchia di Foumbot.

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