Redazione

Ultimo giorno, giovedì 21 giugno, per la 57a Settimana nazionale di aggiornamento pastorale. Circa 120 partecipanti, tra laici e sacerdoti. Nell’ultima mattinata di lavori, intervento del patriarca di Lisbona, card. José da Cruz Policarpo, seguito dalle “conclusioni pastorali” tratte dal presidente del Cop (Centro di orientamento pastorale), il vescovo di Palestrina mons. Domenico Sigalini, che ha chiuso presentando una “Lettera del parroco ai lontani”.

di Francesco Rossi

“Caro lontano…”. Comincia così la “lettera del parroco ai lontani”, presentata a conclusione dei lavori della 57a Settimana nazionale di aggiornamento pastorale. Un testo ormai consuetudinario, frutto di riflessioni e scambi di esperienze tra i partecipanti, aiutati dalle relazioni proposte. Il “lontano” non è distante da Dio, ma, scrive il parroco alla sua ‘pecorella smarrita’, “io, la Chiesa siamo lontani da te”.

“Non abbiamo mai modo di incontrarci – aggiunge – fuori dalla mischia”, in una contrapposizione dove “voi ci vedete sempre come prepotenti e censori e noi finiamo per lasciarci convincere dagli attacchi spettacolari che alcuni di voi manifestano contro la Chiesa e la religione”. Una situazione aggravata da un mondo della comunicazione che “talvolta non ci permette di presentare la nostra vera faccia e a voi di mostrarci la vostra”. Ma il desiderio di fondo è quello dell’incontro. “Vi vogliamo chiedere perdono e dire che c’interessa la vostra vita, che non siamo desiderosi di convertirvi a noi, ma di proporvi qualche segreto per vivere al meglio l’esistenza e per rendere la vita più felice, più vera, più bella”.

La “lettera” è l’atto finale di una settimana ricca di spunti e di riflessioni. Nell’ultima giornata, centrale è stato l’intervento del patriarca di Lisbona, card. José da Cruz Policarpo, che ha parlato dell’esperienza di missione nella sua diocesi e del Congresso internazionale per la nuova evangelizzazione. Il rinnovamento pastorale, ha rilevato il patriarca, deve esprimere “la fedeltà alla Chiesa, al suo essere e alla sua missione”. Sei le linee prioritarie, che a Lisbona hanno dato origine a un “programma triennale di pastorale”. Innanzitutto un “approfondimento della fede”, con “percorsi rinnovati di catechesi e di pastorale della Parola”; poi la “qualità della liturgia” , per “celebrare bene i misteri”, e “imparare a pregare”.

La fedeltà alla Chiesa passa anche per la “valorizzazione dei diversi carismi”, ha ricordato il card. Policarpo, e in particolare quello femminile, “vera strada per valorizzare il ruolo della donna nella Chiesa”. Infine, occorre “riformare le strutture” ecclesiali per “renderle più vicine alla realtà pastorale” e coltivare nei laici un “nuovo slancio missionario ed evangelizzatore”.

Infine, le “conclusioni pastorali” preparate da mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop. Conclusioni che, come la lettera, riassumono le sollecitazioni portate dai relatori, nonché le riflessioni emerse durante i dibattiti e le attività nei laboratori.

“Perché la parola cristianesimo suona ad alcune orecchie pericolosa per l’Europa? Può la fede in un Dio che muore in croce per amore essere un rischio per i fratelli musulmani? Un Vangelo che dice di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio è pericoloso per la laicità?”, si domanda mons. Sigalini, osservando che, come cinquant’anni fa, quando l’arcivescovo Montini indisse la missione popolare a Milano, così “anche noi oggi ci accostiamo a gente che non crede e spesso siamo giudici severi, icastici”, incapaci di “accogliere dialoghi”, “preoccupati della proposta autosufficiente piuttosto che dell’ascolto arricchente, della presenza piuttosto che della compagnia”.

Ma le recenti missioni in alcune capitali europee ci hanno insegnato “a leggere quanta sete di Dio si nasconde dietro le facciate dei palazzi e dentro i consigli di amministrazione”. La città, ha proseguito, “è contesto privilegiato del nostro riflettere sulla missione”. Riflessione che ora deve imprescindibilmente tramutarsi in azione.

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