Redazione

L’Abbazia Mater Ecclesiae, fondata nel 1973 sull’isola di S. Giulio, nel mezzo del lago d’Orta, è iniziata come un piccolo seme gettato nella poca terra tra le fessure della roccia. Ora è un grande albero che ha trapiantato un germoglio anche a S. Oyen in Valle d’Aosta. Ce ne parla la badessa, madre Anna Maria Cànopi.

di Madre Anna Maria Cànopi

Attualmente siamo ottanta monache. La mano di Dio ha fatto tutto questo! Il significato della Sua presenza in questo luogo, particolarmente suggestivo e per la sua configurazione altamente contemplativo, va ben oltre l’interesse estetico e turistico. Esso non sfugge agli spiriti più attenti, ma colpisce talvolta anche i distratti.

Chi approda all’isola avverte, infatti, un’atmosfera insolita, mistica; sente che il silenzio vi è preghiera di vita e che la preghiera vi è sostanza di vita e che la vita ha dimensioni dell’interiorità e della trascendenza. La spiritualità monastica benedettina è tanto semplice quanto profonda; serena e insieme austera. È la spiritualità essenzialmente evangelica, che propone la ricerca appassionata di Dio riconosciuto quale Creatore e Padre, unico sommo bene cui nulla va anteposto.

S. Benedetto concepisce la comunità monastica come una famiglia: la famiglia del Signore nella Domus Dei, nella casa di Dio. I suoi membri sono legati, in Cristo, da un vincolo stabile e forte, per realizzare una comunione d’amore che sia segno e anticipo della comunione dei santi in cielo, nella vita eterna. Per questo la Regola è una proposta di sequela radicale di Cristo sulla via dell’umiltà, dell’obbedienza, della povertà, della più grande carità verso Dio e verso il prossimo.

Dedicandosi alla preghiera e al lavoro – ora et labora – con alacre impegno, in un clima di silenzio e di pace, la nostra comunità realizza quel sano e armonioso equilibrio che l’uomo difficilmente trova nella società caratterizzata dalla frettolosità e dalla provvisorietà. La giornata delle monache benedettine si svolge interamente all’interno dell’abbazia; tutto è fatto con spirito di servizio a Dio e ai fratelli in modo tale che la preghiera è anche lavoro e che il lavoro è ancora preghiera.

Nella frequente convocazione della comunità alla preghiera liturgica e personale, è tutta la Chiesa ad essere convocata sotto la guida dello Spirito Santo per tutta l’umanità. Nell’assiduità del lavoro per il pane quotidiano, è la fatica di tutti gli uomini ad essere santificata e offerta a Dio. Il primato della preghiera non va a scapito del lavoro, anzi, ne migliora la qualità e ne intensifica l’impegno. Il monastero è come un alveare in cui tutte le api laboriose trasformano il polline in miele: in tutto danno gloria a Dio e dolcezza agli uomini. Un posto privilegiato è dato all’ospitalità, poiché «Tutti gli ospiti che giungono al monastero – esorta S. Benedetto – siano accolti come Cristo in persona…» (Regola, c 53). Il monastero evangelicamente ospitate è anzitutto un luogo privilegiato per l’incontro con Dio. È la “tenda del Signore” dove ogni gesto, ogni premuroso servizio di accoglienza ha valore di culto, sapore di Eucaristia, fa memoria della Pasqua del Signore. Per questo il monastero può essere in un certo modo definito luogo terapeutico, dove i moltissimi poveri e malati nel corpo e nello spirito possono trovare comprensione e aiuto, conforto e speranza per continuare il faticoso viaggio della loro vita.

Pur essendo appartata dalla vita sociale, la comunità monastica si pone nel cuore della Chiesa e nel cuore del mondo. Con antenne invisibili, ma sicure, le oranti nel silenzio captano le vibrazioni, le onde, che da ogni parte del pianeta terra portano a loro le ansie, le angosce, le gioie e le speranze di tutta l’umanità.Sentinelle vigilanti nel crepuscolo del tempo presente, esse tracciano per tutti una scia luminosa verso le spiagge serene dell’eterno Regno della vita.

Ti potrebbero interessare anche: