L’Arcivescovo ha presieduto l’Eucaristia per il 70° di consacrazione della chiesa dei Santi Nazaro e Celso. Nella parrocchia gremita il Cardinale ha richiamato i valori cruciali dell’educazione, della famiglia e della società

di Annamaria BRACCINI

Scola Verano

La chiesa dei Santi Nazaro e Celso inondata di luce, in cui, tra due ali di fedeli, entra l’Arcivescovo con oltre venti sacerdoti, è l’immagine simbolica e chiarissima del significato di una visita attesa da tutta la comunità di Verano Brianza. Quella che – già in festa per la Vergine Addolorata (15 settembre) – vede nel 70° anniversario della consacrazione della chiesa il “valore aggiunto” della presenza dell’Arcivescovo, che presiede l’Eucaristia concelebrata dai preti nativi della cittadina e dai presbiteri che qui hanno svolto parte del loro ministero. In prima fila siedono il sindaco e le autorità civili e militari.

Del «popolo di Dio convocato e della sua gioia», parla il parroco don Giovanni Rigamonti, rivolto al Cardinale il quale, in apertura della Messa, si porta al fonte battesimale e, poi, benedicendo i presenti, torna in altare maggiore. «Tutti noi siamo consapevoli che non c’è gesto umano più grande della partecipazione all’opera mediante la quale l’amore profondo della Trinità è entrato nel tempio e ci raggiunge ininterrottamente, al dì al di ogni differenziazione di etnia, di censo, di visione di vita – dice Scola -. Quindi per il Vescovo incontrare il suo popolo nell’Eucaristia è il dono più grande che possa ricevere».

Ricorda, il Cardinale, i suoi predecessori: il cardinale Schuster, che nel 1937 pose la prima pietra e il 15 settembre 1946 consacrò San Nazaro e Celso; e il cardinale Martini che, nello stesso giorno del 1996, consacrò l’altare inaugurando il presbiterio. «Vedere tanti sacerdoti, nativi o attivi in questa bella e grande parrocchia, è un segno della comunione di cui abbiamo tanto bisogno».

E poiché, «quando viene letta la parola di Dio, come dice il Concilio, è Gesù stesso che ci parla», l’auspicio espresso dal Cardinale è quello di un ascolto attento e fecondante per «imparare a dare del “tu” a Gesù, centro affettivo, intenso e reale della vita cristiana».  Il riferimento è al Vangelo di Luca appena proclamato, con l’episodio di Zaccheo: «Siamo pieni di commozione, a partire dalla sua domanda di voler riconoscere il volto, del Signore, attraverso cui Zaccheo riesce ad attuare una inversione di cammino». Un dono e una responsabilità che vale anche per noi oggi: «Il “vieni giù dalla tua lontananza, dalla tua distrazione, dal tuo oblio di Dio, voglio venire da te stasera”, che Gesù dice al pubblicano, è lo stesso invito che vale nel Terzo millennio – suggerisce Scola -. Zaccheo scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Non possiamo non domandare anche noi questa “fretta”. Spesso siamo presi dall’idea che per cambiare vi si bisogno di qualcosa di difficilissimo. Invece occorre solo aderire a un Altro che ci ama, ci conosce e produce il miracolo del cambiamento».

Se convertirsi vuol dire “lasciarsi spezzare il cuore”, il fondamento di tutto può essere solo Gesù Cristo: «Questo è il punto che deve alimentare la speranza e il cammino cristiano in questo cambiamento di epoca, come ama dire il Papa. Bisogna che riconosciamo che al fondo del nostro essere pietre vive vi è la necessità di guardare al volto di Cristo approfondendone la mentalità, avendo gli stessi suoi sentimenti. Altrimenti, quando lasciamo il tempio fatto di pietre e di mattoni, prevale la mentalità dominante e così disincarniamo il Sacramento. Invece, vivendo secondo il pensiero di Cristo affrontiamo ogni circostanza bella o dolorosa, realizziamo comunione effettiva tra noi cristiani e, con le debite distinzioni, amicizia civica. Ricordiamo che, anche se esistono visioni diverse del mondo, dobbiamo vivere insieme e, quindi, tentare un’identità dinamica nella testimonianza privata e pubblica».

Il pensiero va alla Vergine: «Guardiamo a Maria nei momenti del dolore fisico e morale, della prova e dello smarrimento, in quelli in cui la morte ci fa paura, nei quali viviamo l’ingiustizia, in cui non siamo capaci di vivere la comunione. Qualsiasi sia la prova che preme sul cuore, guardiamo all’affidamento, come ai piedi della croce, di Maria a Giovanni e nell’accoglienza, da subito, di quest’ultimo. Su questo edifichiamo una nuova parentela cristiana che potenzia quella del sangue e proveremo la stessa felicità che provò Zaccheo».

Alla fine, ancora qualche raccomandazione: «La vostra è una fede è passata dalla convenzione alla convinzione. Continuate su tale cammino, con attenzione all’infanzia – nel territorio sono presenti due scuole dell’infanzia e una elementare media, ndr -, «perché si deve fare qualsiasi sacrificio per educare. Anche questo significa generare». Un ultimo richiamo è alla centralità della famiglia – «è in crisi la coppia, non la famiglia, tanto che oggi tutti vogliono sposarsi» -, e alla forza della società civile, che a Verano conta la presenza di 30 associazioni di volontariato, parrocchiali e civili: «Speriamo che il governo se ne renda conto. È da voi che viene la rinascita, perché non è possibile che la politica si riduca al solo rapporto tra le istituzioni e il singolo cittadino».

 

 

 

Ti potrebbero interessare anche: