L’Arcivescovo alla processione della Madonna dei Miracoli. Al migliaio di fedeli in cammino con l’amatissima statua mariana, il Cardinale ha ricordato la necessità di essere un popolo «in uscita», capace di accogliere

di Annamaria BRACCINI

carnago/IMG_1071 - Copia

Una processione mariana sentita e amata che, intorno alla venerata statua della Madonna dei Miracoli, ha raccolto tutto il paese di Carnago e i fedeli provenienti dal territorio, fino a creare un lungo corteo che, recitando il Rosario, è stato il segno di una pietà popolare viva e consapevole. Guidata dal cardinale Scola – a cui erano accanto una decina di sacerdoti – la tradizionale processione, svoltasi al culmine della Festa patronale articolatasi in diversi eventi, ha infatti avuto il sapore di un rito antico (che affonda le sue radici nella memoria del fatto miracoloso del 1619, attraverso cui un membro della famiglia Trinchinetto riacquistò l’uso delle gambe), ma sempre attuale.

Lo nota l’Arcivescovo che, mentre scende una bella sera di fine estate, arriva sul sagrato della chiesa di San Martino illuminata dai flambeaux, portati tra le mani da tanta gente. Ci sono la sindaca, i rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e del volontariato con gonfaloni e labari; due grandi arazzi mariani e, al centro, la statua della Madonna, sono simbolo e “cuore” del cammino in cui piccoli lumini segnano i lati delle strade che si percorrono piano attraversando due degli otto rioni del paese.

Nella chiesa gremita il parroco don Giovanni Sormani saluta il Cardinale: «Siamo un popolo in cammino di cui è un segno bello e tangibile proprio la processione. Se poi siamo guidati dal Pastore massimo, questo essere popolo in cammino risalta ancora di più», dice, ricordando l’augurio per i 25 anni di ordinazione episcopale dell’Arcivescovo il 21 settembre, «nello stesso giorno in cui a Parabiago verrà inaugurata la Comunità seminaristica, quasi un premio del Signore per il suo impegno vocazionale».

Poi l’avvio della processione, in cui si alternano preghiera, canto e silenzio meditativo, con le persone affacciate alle finestre, gli anziani davanti alle porte delle case, i piccoli altari improvvisati, fino a tornare sul sagrato di San Martino, dove l’Arcivescovo prende brevemente la parola: «Sono molto grato per avermi rivolto l’invito a partecipare a questo cammino fatto di preghiera sobria, recitando una delle preghiere più potenti che esistono e che accompagna il nostro respiro e il nostro passo. All’inizio si è parlato di un popolo in cammino, in cammino vero quella casa piena di porte aperte che è la Santissima Trinità. Mi ha colpito, camminando tra i rioni, lo spettacolo bellissimo della luna crescente che era in faccia a noi e ci guidava. Sapete che la luna è il grande simbolo della Madonna, che riceve luce dal sole che è suo Figlio. Così il popolo di Carnago sentirà una tenerezza ancora più grande, come si dice nella bella preghiera di affidamento a Maria». Maria, madre della Misericordia «che accoglie le nostre fragilità e, attraverso la riconciliazione, la nostra domanda di perdono, le nostre ansie, i dolori e le letizie, fin dall’inizio della vita, poi nel tempo della gioventù – che è tempo di grande avventura – e in quello della maturità, in cui si diventa generatori di vita fisica o spirituale, come avviene per i sacerdoti, introducendosi nell’età piena e, infine, alla conclusione dove siamo destinati a vedere il volto di Gesù, volto buono che ci attende».

Da qui il significato profondo del gesto compiuto: «Ecco perché il vostro è un grande segno di testimonianza. Niente è bello come un segno cristiano vissuto così, che vi rende responsabili verso la Chiesa e verso tutta la realtà civile del paese. La Chiesa ha bisogno di un grande risveglio in Europa. Papa Francesco ci indica le vie dell’“uscita”, ci chiede di condividere il bisogno e di vivere secondo il pensiero di Gesù, portando la nostra fede fuori dal tempio. Nella vita di tutti i giorni, fatta di esperienze di bellezza e di dolori e in tutte le circostanze e i rapporti, guardiamo a Maria dei Miracoli come fece il Trinchinetto ferito. Lei è una madre che non ci abbandona mai e ci aiuta molto più di quanto pensiamo, se solo lo chiediamo».

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