Redazione

Avviata lo scorso giugno da Caritas, la campagna ha tre scopi: ottimizzare il recupero dei materiali utilizzati per la produzione dei telefonini, favorire l’inserimento lavorativo di personale svantaggiato e finanziare un progetto di accoglienza per madri in difficoltà.

Il telefonino: c’è chi lo cambia per stare al passo con i tempi, chi per essere alla moda, chi lo sfrutta fino all’ultima carica di batteria e poi è costretto a cambiarlo dopo anni di utilizzo, chi lo fa cadere rompendolo immediatamente. Insomma, per un motivo o per un altro, tutti hanno in casa un vecchio cellulare ormai inservibile. Il vecchio oggetto tecnologico, in verità, un’ultima utilità la può avere ancora, grazie alla campagna donaphone promossa dalla Caritas ambrosiana e avviata lo scorso giugno.

I contenitori sui quali sono stati stampati il marchio “Donaphone, il telefonino solidale” e un origami in cui si alternano figure umane ai profili stilizzati di apparecchi cellulari, sono stati installati presso le parrocchie, gli oratori della diocesi di Milano e gli ipermercati della rete di vendita di Coop Lombardia. Gli apparecchi che chiunque getterà in tali contenitori saranno ricommercializzati o opportunamente lavorati per ottimizzare il recupero dei materiali. Il ricavato di questa attività sarà utilizzato per finanziare la costruzione di una nuova struttura di accoglienza per donne con bambini in difficoltà. Non solo. Si occuperà della raccolta la cooperativa Vesti Solidale che impiega personale svantaggiato.

I cellulari, al pari degli indumenti e delle scarpe sono gli accessori che vengono sostituiti con maggiore frequenza: secondo le ultime ricerche un europeo su quattro sostituisce il telefonino ogni anno, più della metà ogni due. Cosa accade ai telefonini fuori moda? In Europa su 100 milioni solo 2,5 milioni sono avviati al riciclaggio. La stragrande maggioranza diventa rifiuto di difficile smaltimento, dal momento che alcuni componenti utilizzati per la costruzione dei cellulari sono dannosi per l’ambiente, come i metalli pesanti piombo, mercurio, cadmio, cromo e le plastiche di vario genere spesso tratte con ritardanti di fiamma bromurati. Il problema è particolarmente grave in Italia, dove nessuna società di telefonia mobile recupera sistematicamente l’usato, nonostante il nostro Paese sia ai vertici mondiali della densità di diffusione dei cellulari, con 1,34 apparecchi per abitante.

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