A Villa Cagnola la seconda sessione del convegno promosso dalla Diocesi sul futuro dell’Unione in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo

di Emanuela FOGLIADINI

Con il secondo appuntamento del convegno “L’Europa è ancora il nostro futuro?” svoltosi nella cornice di Villa Cagnola domenica 30 marzo, la riflessione sull’istituzione europea è entrata nel vivo grazie agli interessanti contributi di padre Giacomo Costa, direttore della rivista Aggiornamenti Sociali, e del professor Paolo Magri, vicepresidente esecutivo e direttore
dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

Entrambe le relazioni hanno evidenziato la necessità di perseverare in una riflessione sull’Europa che si configura come ancora più urgente nell’attuale contesto in cui numerose spinte sembrano voler scardinare i principi che portarono alla creazione dell’Ue. Interrogarsi rispetto al sogno e desiderio di un’Europa che sia davvero “nostra” esigerà innanzitutto un superamento delle personali rivendicazioni egoistiche degli Stati e di visioni settoriali per costruire un’Europa sociale in cui l’economia non sarà l’unico motivo dell’unione, ma solidarietà, bene comune e lavoro saranno i motori di un’istituzione al servizio dei cittadini.

Quale Europa desideriamo?

Padre Costa ha indagato la questione europea muovendosi dalla rilevanza della differenza generazionale. La palese constatazione che l’Europa venga osservata e giudicata con un diverso parametro da giovani e adulti porta a ribadire la necessità di guardare non solo alle motivazioni che hanno guidato il superamento delle divisioni nazionali e che fondarono le scelte costitutive dell’Unione Europea, ma anche di proiettarsi verso il futuro ascoltando le istanze dei giovani, dando una risposta concreta alle richieste di un’Europa che fattivamente sia impegnata per loro e per la loro crescita.

Richieste che dovrebbero trovare naturalmente risposta nel Dna europeo, ancorato alla costruzione di una pace intesa in senso integrale, forte di una creatività istituzionale orientata a preservare le identità nazionali con il superamento delle singole differenze e che si basa sulla promozione della democrazia, della tutela dei diritti dell’uomo e su un modello sociale imperniato sulla giustizia. Padre Costa – citando la celebre frase di Schuman, «l’Europa non apparirà in una notte […] essa si realizzerà con passi pratici, costruendo sul sentimento di uno scopo comune» – ha invitato a «fare gli europei dopo aver fatto l’Europa». Le istituzioni, infatti, sono chiamate a ravvivare una prospettiva di lavoro a lungo termine sull’Europa e a costruire uno spazio di confronto e cittadinanza per un dialogo comune e fecondo.

Pessimismo e speranza

Una straordinaria capacità di presentazione e di lettura di dati spesso preoccupanti ha contraddistinto l’intervento del professor Magri. Con il chiaro e dichiarato intento di evitare retoriche e tecnicismi, mantenendo l’equilibrio tra le derive di iper-europeisti pronti a difendere l’istituzione europea da qualsiasi critica e il proliferare di anti-europeisti che erroneamente vorrebbero sfruttare l’attuale momento di debolezza dell’Europa per separarsene, Magri ha presentato un quadro statistico in cui l’attuale diminuzione della popolazione europea (il 20% di quella mondiale nel 1990, destinata a ridursi al 10% del totale nel 2030), il calo della ricchezza europea (il 40% nel 1990 rispetto al PIL mondiale che le previsioni vedono decrescere al 20% nel 2018) confermano un quadro geopolitico in cui l’Europa risulta essere sempre più debole rispetto al panorama mondiale. La crescita della popolazione anziana corrode anche l’eccellenza del modello sociale in cui la scuola e la sanità pubblica, con il sistema pensionistico, avevano rappresentato per decenni dei modelli da imitare in Paesi extraeuropei. L’evidente divario tra i Paesi del Nord e Sud Europa, con la relativa differente percezione di come leggere i compiti futuri dell’istituzione europea, richiedono una chiara rivisitazione di quel matrimonio tra interessi e solidarietà che fondò l’Unione europea.

Il quadro contemporaneo delinea una richiesta di aiuto da parte degli Stati che è elevata e una solidarietà tra loro drammaticamente carente: il crescente antieuropeismo è un provocatorio richiamo rispetto all’urgenza di mantenere l’Europa ma ripensandola in senso sociale, per prevenire le crisi future, sollecitare i vertici della politica a lavorare concretamente per il bene delle persone e alimentare la speranza che risvegli la politica.

La riflessione della diocesi sul futuro dell’Europa avrà il suo incontro conclusivo in Curia a Milano lunedì 5 maggio, alle 18, quando il dottor Moavero Milanesi, monsignor Luca Bressan, il professor Alessandro Rosina e Daniele Bellasio rifletteranno sul futuro dell’Europa, sui suoi compiti e sulle sue concrete sfide e prospettive.

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