Sono il suo spirito e la sua pace a rendere gli apostoli capaci di mettere a frutto il loro essere stati accanto a Gesù nella sua morte e nella sua Resurrezione

di monsignor Luca BRESSAN
Vicario episcopale

copertina 'Il campo è il mondo'

Testimoni del Risorto. In questi termini il nostro Arcivescovo definisce la nostra identità di cristiani nella Lettera pastorale. Certo che, ascoltata in questi giorni del triduo pasquale, una simile definizione un po’ di disagio ce lo mette. I racconti evangelici, mentre ci mostrano la grandezza dell’amore di Dio sulla croce di Gesù e nella potenza della sua resurrezione, evidenziano al tempo stesso il tratto inadeguato delle persone che lo accompagnano: apostoli che fuggono impauriti, Pietro che rinnega, Maria di Magdala che non riconosce il Risorto; e ancora: apostoli che ascoltano il racconto delle donne come fosse un vaneggiamento, Pietro e Giovanni che rimangono senza parole e senza pensieri, di fronte al sepolcro vuoto… È davvero difficile stare accanto a Gesù in questi giorni, comprendere i suoi gesti e raccontarli. In una parola, è davvero complicato essere suoi testimoni, essere testimoni del Risorto.

Nella prospettiva della Lettera pastorale, possiamo vivere questo triduo, e in particolare oggi, questo giorno del sabato santo, come una palestra, un luogo in cui addestrarci a un compito che è duro sin dall’origine. Il Cardinale ci indica alcuni degli esercizi, in sintonia con le fatiche evidenziate dai racconti evangelici di questi giorni: «Il testimone rinvia a Cristo, sommamente amato, non a sé. Per questo non mortifica la libertà dell’altro, non è schiavo dei risultati, non isola e non divide. Il testimone fa crescere la libertà, soprattutto la libertà da se stessi, dal proprio progetto, dall’immagine di sé che si sogna. Il testimone impara a conoscere in modo appropriato la realtà, ne scopre, sulla propria pelle, la verità e la comunica ai fratelli». E, poco più avanti: «In quanto testimone il cristiano non può chiamarsi fuori dalla vita, né prender le distanze dai suoi fratelli; la testimonianza stabilisce legami e crea luoghi di convivenza, dove sia possibile sperimentare una umanità rinnovata, un modo più vero di “sentire” la vita, di essere amati e di amare».

Questi esercizi ci aiutano a sintonizzarci con le fatiche degli apostoli, prima, e poi con la loro capacità di accogliere i doni del Risorto: il suo Spirito e la sua pace. Sono proprio questi doni a liberarli dalla paura che li rinchiudeva nel Cenacolo. Sono questi doni a fare di loro dei testimoni, capaci di mettere a frutto il loro essere stati accanto a Gesù, nelle sue sofferenze, nella sua morte, nella sua Resurrezione. Lavoriamo anche noi, in questo Sabato santo, perché la nostra comunione con le sofferenze di Cristo ci renda pronti a ricevere i doni del Risorto, e a diventare suoi testimoni.
 

Da Avvenire, 19/04/14

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