Redazione

Pubblichiamo la testimonianza di Giuseppe Fioroni che ha iniziato il suo mandato come Ministro della Pubblica Istruzione andando in “pellegrinaggio” a Barbiana.
«Don Milani ci ha insegnato che la scuola non può lasciare indietro nessuno, ma ci ha anche ricordato che la politica ha il dovere di garantire che ciò si realizzi», ha scritto il Ministro.

di Giuseppe Fioroni,
Ministro della Pubblica Istruzione

La mia generazione non ha un ricordo diretto di don Lorenzo Milani. Quel tratto di storia, però, costituisce per tutti, e quindi anche per me, un “luogo” dalle fortissime valenze simboliche. Lo scorso anno ho partecipato alla marcia di Barbiana nella veste di neo-Ministro della Pubblica Istruzione: è stata la mia prima uscita pubblica e farla nei luoghi di don Milani è stata una circostanza carica di significati. Barbiana, infatti, rappresenta il cuore di quel decisivo passaggio di una storia che ha caratteri di universalità che il tempo non scalfisce, ma continua ad avvalorare.

Alla metà degli anni Sessanta l’Italia viveva il culmine di quello che allora fu chiamato “boom economico”, quando il nostro Paese aveva raddoppiato il reddito netto per abitante in termini reali: un risultato che prima si era potuto realizzare solamente nel corso di novant’anni, in pratica dai tempi dell’Unità nazionale. Eppure, nel pieno di quel processo di evoluzione, il benessere non veniva equamente ridistribuito. Insieme all’accrescimento economico e finanziario si accompagnavano fenomeni di sofferenza e Barbiana era uno di quei luoghi di fatica e di vita difficile dove si perpetravano quei percorsi di esclusione sociale che per tanti decenni hanno attraversato la nostra scuola.

Proprio per questo il messaggio di don Milani, oggi che le “Barbiane” si sono moltiplicate, è ancora vivo e attuale. Don Milani ci ha insegnato che la scuola «non può lasciare indietro nessuno; deve prendersi cura anche e soprattutto di chi ha problemi, di chi non ce la fa da solo», ma ci ha anche severamente ricordato che la politica ha il dovere di garantire che ciò si realizzi, perché tutti i cittadini si sentano parte integrante della comunità nazionale e possano contribuire alla crescita dell’intero Paese. Il mio intento è di continuare su questa strada, accettando le sfide del presente con l’ispirazione che ci viene da un grande patrimonio spirituale e culturale di cui don Milani è stato parte integrante.

Lettera a una professoressa, l’opera più importante della scuola di Barbiana, è un giacimento di memoria storica che non invecchia mai e quell’esperienza ha un immenso valore nella storia dell’educazione italiana del secondo dopoguerra. Noi oggi siamo di fronte a un insegnamento che, pur segnato dal tempo, conserva tutta intera la propria carica di profezia; e certo non è retorico affermare che oggi il messaggio di Barbiana fa pensare e conserva integra quella inquietudine che quarant’anni fa propose laicamente all’attenzione di tutti. È, infatti, interesse della Repubblica formare il maggior numero possibile di giovani a impegni di vita e di lavoro degni di essere vissuti e tali da costituire una base di certezze umane e produttive per il futuro del nostro Paese.

Come non è pensabile un ospedale dedicato ai sani, allo stesso modo non possiamo pensare a una scuola fatta soltanto per i ragazzi senza problemi. Perché la scuola è di tutti e per tutti e questo principio non è derogabile.

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