L’invito costante a essere autentica profezia per il nostro tempo può essere intesa come promozione dell’umano secondo il disegno di Dio. Consacrati e consacrate sono chiamati a dare il loro contributo innanzitutto con la forma stessa della loro vita

di monsignor Luigi STUCCHI e monsignor Paolo MARTINELLI
Vescovi ausiliari, Vicari episcopali per la vita consacrata

Vita consacrata

«Svegliate il mondo! Siate testimoni di un modo diverso di fare, di agire e di vivere». Con queste parole papa Francesco si è rivolto ai superiori generali degli Istituti di vita consacrata.

Nel contesto della Chiesa italiana, che si prepara a vivere il 5° Convegno ecclesiale nazionale, e della Arcidiocesi ambrosiana, potremo tradurre questo invito per i consacrati e le consacrate a essere testimoni in Gesù Cristo di un nuovo umanesimo. Il nostro tempo, infatti, spesso determinato dai paradigmi tecnoscientifici e finanziari, rischia di smarrire la centralità della persona. Certamente tutti i cristiani sono chiamati a «lasciar trasparire nella loro vita la pienezza della verità dell’humanum che hanno ricevuto, per grazia e non per merito, dalla rivelazione in Cristo Gesù», come affermato dal cardinale Angelo Scola nel recente Discorso alla città.

Quale apporto della vita consacrata a questo proposito? L’invito costante alla vita consacrata di essere autentica profezia per il nostro tempo, può essere intesa come promozione dell’umano secondo il disegno di Dio. Essere profezia del Regno implica oggi essere profeti dell’umano.

Certamente le terre ambrosiane si sono arricchite lungo i secoli di molteplici testimonianze di uomini e donne consacrate che con la loro dedizione hanno promosso un enorme impegno caritativo, culturale, educativo e sociale. I consacrati e le consacrate sono chiamati oggi a dare il loro contributo innanzitutto con la forma stessa della loro vita. Attraverso l’obbedienza attiva e responsabile mostrare la libertà dei figli di Dio; attraverso la povertà evangelica essere segno di un modo più profondo di vivere il rapporto con le cose, liberi dalla “idolatria del possesso”; con una vita casta essere segno persuasivo di quell’ordine redento degli affetti che nasce dalla certezza di essere voluti e amati in Cristo. La vita fraterna, infine, diviene testimonianza per tutti che l’uomo è se stesso solo in relazioni autentiche, con le quali promuovere nella società la vita buona del Vangelo.

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