Alberto Ratti, presidente nazionale della Fuci, anticipa i temi del convegno in Cattolica con la presenza di Ornaghi e Crociata: «Formarsi per migliorare i rapporti sociali e costruire la città dell’uomo»

di Martino INCARBONE
Intervista integrale su www.azionecattolicamilano.it/interviste

Alberto Ratti

Il ministro Ornaghi e monsignor Mariano Crociata: ospiti di eccezione per il convegno presso l’Università Cattolica di Milano in programma martedì 20 marzo. “Comunità cristiana, associazionismo, università luoghi dell’educazione” è il tema del convegno organizzato dall’Azione Cattolica Italiana e dall’Università Cattolica appunto.

«Le motivazioni di questo incontro sono due: la prima – spiega Franco Miano, presidente nazionale della principale associazione cattolica italiana -, è quella di rafforzare la collaborazione tra Università Cattolica e Azione Cattolica, recuperandone le origini: tramite Armida Barelli l’Ac è stata tra i fondatori dell’ateneo. Questo legame non è mai andato smarrito, ma va ravvivato continuamente. La finalità dell’ateneo è in qualche modo speculare e parallela a quella dell’associazione per una vera formazione dei laici. La seconda ragione è interpretare questo legame all’interno della comunità cristiana protesa sul fronte dell’educazione e della cultura».

Il convegno inizierà alle 9.15 presso l’aula Pio XI nella sede di Largo Gemelli: dopo i saluti del ministro Ornaghi e degli assistenti monsignori Sigalini e Lanza, al segretario della Cei Crociata sarà affidata la relazione principale del convegno. Seguiranno diversi interventi di rappresentanti, professori e studenti dell’ateneo cattolico, e di responsabili dell’Azione Cattolica. Tra di essi, porterà la sua testimonianza anche Alberto Ratti, studente milanese di economia, socio di Azione Cattolica Ambrosiana e attualmente presidente nazionale della Fuci.

Alberto, c’è proprio bisogno oggi di un ateneo cattolico? Quale è la tua esperienza di studente di questa università?
Credo proprio di sì. Fin dalle sue origini la Cattolica ha avuto come obiettivo fondamentale quello di “studiare l’uomo con i suoi più autentici ideali” e di testimoniare la possibile amicizia tra l’intelligenza e la fede, che porta lo sforzo costante di saper coniugare una solida e preparata maturazione nella fede con la crescita nello studio e l’acquisizione del sapere scientifico. Negli intendimenti di chi l’ha pensata e fortemente voluta (Toniolo, Gemelli, Armida Barelli, ecc…) l’Università Cattolica deve essere il luogo dove i cattolici possano formarsi per migliorare i rapporti sociali e politici esistenti nell’ottica di costruire la città dell’uomo a misura d’uomo, non una cittadella o fortezza cristiana. Questa strada non è finita: il futuro ci mette davanti sfide urgenti. La sostenibilità, la bioetica, il lavoro, l’etica nell’economia. E’ essenziale integrare il sapere scientifico e tecnico con la ricerca di risposte alle grandi domande sul senso della vita umana.

Hai girato molto negli ultimi due anni per le università italiane: insieme alla pubblica amministrazione e alla politica, proprio l’università sembra essere uno degli ambienti più bloccati e meno meritocratici del nostro paese. Quale è il suo stato di salute oggi?
Quello che i nostri Atenei stanno vivendo oggi, è un tempo veramente molto delicato. La situazione del Paese, nonostante alcuni barlumi di luce in fondo al tunnel, ci induce a non guardare troppo positivamente al futuro. Mi sembra tuttavia che i primi atti messi in campo dal ministro Profumo vadano nella direzione del cambiamento. La revisione del sistema di reclutamento, la riforma dei dottorati di ricerca, la valutazione degli Atenei, il diritto allo studio, la rivalutazione del sistema di finanziamento delle Università: sono spinte innovative che puntano a ripristinare il collegamento mancante tra gli atenei e territorio, istituzioni e imprese. La Fuci, da parte sua, ha sempre cercato di farsi carico delle proprie responsabilità; innanzitutto, la responsabilità dei luoghi in cui abita.

Già la Fuci, una delle più antiche associazioni cattoliche in Italia. Il tema del convegno in cattolica sarà la relazione tra associazionismo e università. Che cosa significa?
Se penso alla mia esperienza universitaria, non posso non fare riferimento alla mia appartenenza alla Fuci e, in maniera più ampia, alla grande famiglia dell’Azione cattolica. A queste due realtà devo davvero tanto e sarò loro riconoscente per tutta la vita. Essere universitari è per gli studenti non il presupposto del suo essere cattolico, ma una delle condizioni fondamentali del suo modo di essere cattolico. Questa è la grande, la provvidenziale originalità della Fuci. Essere Chiesa all’interno delle aule e del mondo universitario, essere Università (con tutto quello che questo comporta) all’interno del tessuto ecclesiale, tenendo sempre presente che lo scopo ultimo è far conoscere il Vangelo e la persona di Gesù Cristo. Questo il contributo che possiamo dare come associazionismo cattolico al mondo dell’università e al Paese in generale.

Il tuo mandato di presidente nazionale della Fuci si avvia alla conclusione. Se ti guardi indietro quale l’esperienza più bella che porti nel cuore? Che cosa riporti alla tua Chiesa ambrosiana?
Due cose sopra tutto mi riempiono il cuore di gioia e gratitudine: da una parte la vita comunitaria vissuta a Roma, dall’altra la ricchezza dei viaggi nei gruppi locali della Federazione. Ed è solo una piccola parte del bagaglio che riporto a Milano.

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