In agosto agenti, operatori, educatori e volontari vanno in ferie, diminuiscono lavori e attività e l’umore dei detenuti ne risente. Parlano i cappellani di San Vittore e Bollate

di Luisa BOVE

carcere

È un’estate diversa, almeno nei numeri, quella che stanno affrontando i detenuti di San Vittore: l’anno scorso erano 1700 e ora, dopo la sentenza Torreggiani e il decreto svuota-carceri per il rischio di sanzioni da parte della Corte europea, la popolazione di piazza Filangieri è scesa fino a 800 persone, di cui 70 donne.

«Ma il carcere non si ferma d’estate – premette il cappellano don Marco Recalcati -, va avanti con i suoi ritmi e le sue dinamiche ordinarie». Il personale però è ridotto: agenti di polizia penitenziaria, operatori ed educatori vanno in ferie e così anche i servizi sono più limitati. «Sparisce quasi completamente anche il volontariato: tante attività vengono sospese e riprendono a settembre».

Nel carcere di Bollate non si fermano solo le associazioni, ma anche le cooperative sociali che danno lavoro durante l’anno. «Se in altri contesti sospendere le attività è bello, perché si va in vacanza e si respira – spiega il cappellano don Fabio Fossati -, fermarsi a Bollate vuol dire fatica e sofferenza, perché il tempo si dilata e non si sa come riempire la giornata». Con meno agenti e personale a disposizione durante l’estate è impossibile anche proporre iniziative particolari: verrebbero bocciate. Non per cattiveria. Alle fatiche già dette, si aggiunge il fatto «che sono in ferie anche i magistrati, e si sa che da giugno a settembre non si ottiene niente», aggiunge don Fabio. Il caldo estivo non sembra essere un problema, «perché da noi tanti hanno il permesso di avere il frigorifero e il ventilatore in cella; quindi la situazione non è pesante come in altre carceri».

L’umore e il clima che si respira tra i detenuti invece è al ribasso. «Purtroppo Natale, Pasqua e le ferie estive si caricano di ricordi affettivi molto forti – dice ancora don Marco -. Chi di solito tornava al paese in meridione o nella propria nazione d’origine quest’anno non può farlo…». Anche i colloqui coi parenti ne risentono? «Dipende – risponde don Fabio -. Ci sono detenuti le cui famiglie spariscono durante l’estate, altre invece rimangono in città. Però se a Bollate durante l’anno si fanno colloqui anche due pomeriggi alla settimana, da giugno ad agosto questi incontri sono sospesi perché mancano gli agenti per coprire gli incarichi. E così inesorabilmente anche i colloqui diminuiscono».

Inutile dire che pure i cappellani vanno in ferie: si prendono 2 o 3 settimane di riposo, ma a turno continuano a garantire il servizio liturgico nei rispettivi istituti di pena. Nella Festa dell’Assunta a San Vittore ci saranno quattro Messe, anche se non ci sarà il coro. «Quest’anno, però, per la prima volta siamo riusciti ad avere coristi fino alla prima domenica di agosto – dice il cappellano -. Anche luglio è stato coperto grazie alla presenza a turno dei 6 o 7 cori parrocchiali e di Shekinah». Oggi Bollate, che sfiora il numero di 1200 reclusi, può contare sull’aiuto di 400 volontari, «ma quando entro il 15 agosto la differenza si nota a colpo d’occhio, perché il corridoio è completamente vuoto», ammette don Fabio. Il carcere dunque si spopola di agenti e volontari, «ma i detenuti rimangono tutti, per loro non c’è nessuna differenza». E conclude: «Nulla di drammatico, se non il tempo che non passa».

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