Padre Dario Dozio, 49 anni, nato a Beverate (Brivio), appartenente alla SMA (Società Missioni Africane), e' missionario in Costa d'Avorio a San Pedro, una cittadina sulla costa a circa 300 chilometri dalla capitale Abidjan. - Nel mese di novembre 2004 la Costa d'Avorio è ricaduta nell'incubo della guerra civile, che ha visto contrapposti il governo e le truppe ribelli che controllano il nord del paese. - La situazione si è aggravata dal ruolo svolto dalle truppe francesi che insieme ai caschi blu dell'Onu avrebbero dovuto far rispettare gli accordi di pace. - Padre Dario ha vissuto quest'esperienza in prima linea e giornalmente ci ha inviato la sua testimonianza. - I festeggiamenti per i venticinque anni di sacerdozio di padre Dario


Redazione

Padre Dario Dozio, 49 anni, nato a Beverate, appartenente alla SMA (Società Missioni Africane), e’ missionario in Costa d’Avorio a San Pedro, una cittadina sulla costa a circa 300 chilometri dalla capitale Abidjan.
Nei giorni scorsi la Costa d’Avorio è ricaduta nell’incubo della guerra civile, che vede contrapposti il governo e le truppe ribelli che controllano il nord del paese.
La situazione è aggravata dal ruolo che stanno svolgendo le truppe francesi che insieme ai caschi blu dell’Onu dovrebbero far rispettare gli accordi di pace.

Lunedi sera ci ha inviato una mail, nella quale racconta la grave situazione a San Pedro, dove si sono verificati scontri e saccheggi.
Alle 11 di lunedi mattina abbiamo raggiunto telefonicamente padre Dario, e ha riferito che la situazione sembra per ora calma, anche se il clima di tensione permane.

Nella testimonianza giunta il 9 novembre Padre Dario ha fornito ulteriori dettagli sull’assedio ai militari francesi.

Nella lettera giunta mercoledì 10 novembre a mezzanotte ci ha raccontato l’incontro avuto con i “Giovani Patrioti” di San Pedro .
"Hanno accettato – dice il missionario – di rispondere alle mie domande “perché il mondo sappia la verità ”.

Pubblichiamo ora la testimonianza giunta l’11 novembre alle 00.30

"Da noi oggi c’è calma e la gente comincia a riprendere il lavoro o la scuol a.
Ho fatto un giro per la città, la prima volta che esco in macchina dopo l’inizio dei disordini: un vero macello.
Fa pena vedere i negozi distrutti, le case saccheggiate…
Per strada trovi computer, climatizzatori, telefoni… tutto a brandelli.
Sembra l’indomani di una fiera.

Sono passato a salutare gli europei che conosco: si sono raggruppati in alcuni hotel della spiaggia, con fuori i militari per proteggerli.
Alcuni hanno perso tutto e aspettano solo di rientrare in Francia.
Si stavano organizzando per rientrare in patria.
Invece la nostra ambasciata non si è fatta mai sentire: forse era troppo presa coi problemi di Abidjan.

Comunque, fin ora, da quel che mi risulta, non ci sono state aggressioni contro italiani… però se ritorna il caos, qui non distinguono italiano o francese: siamo tutti dei bianchi.

Quanto ai missionari nel nord del paese, ho telefonato a p. Lionello, nostro responsabile: da Abidjan è in contatto con tutti e, da quel che ha sentito per telefono, sono in una relativa calma : in "zona ribelli" c’è meno tensione che al sud, dove invece i giovani si sono rivoltati contro i francesi.
Era stata tagliata la corrente elettrica e l’acqua potabile (perché da quando è scoppiata la guerra, al nord non hanno mai pagato le fatture), però da ieri tutto è stato ripristinato.

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