Officina della Narrazione, 2012

Di testi sull’umorismo ce ne sono tanti e al tempo stesso pochi…
Tanti perché entrando nelle librerie non mancano mai scaffali dedicati alla cosiddetta “letteratura umoristica” dove i comici più gettonati firmano testi più o meno improbabili sull’argomento e, se poi si passa agli scaffali della saggistica, non mancano titoli, quasi sempre di psicologi, che cercano di spiegare scientificamente come-quando-perché si ride di qualcosa o di qualcuno.
Si può altresì dire che di testi sull’argomento ce ne siano pochi perché rari sono i tentativi di affrontare l’argomento mantenendo la leggerezza che lo contraddistingue senza però rinunciare a indagarne l’importanza nella vita personale, e, perché no, nella vita “spirituale”.
Il sottotitolo di questo libro, “Il riso dell’anima”, è un indizio del tentativo del suo autore, counselor ad orientamento filosofico, di seguire quest’ultima pista.

Il lettore si imbatterà quindi in aneddoti, vignette e barzellette come è giusto che sia, ma troverà il valore aggiunto della sua lettura nella comprensione di ciò che è veramente il buonumore e di come sia possibile praticarlo nella vita di tutti i giorni anche lì dove sembrerebbe difficile o addirittura precluso.

Il capitolo iniziale attinge a diverse fonti, filosofiche, psicologiche , sociologiche e financo teologiche, per inquadrare la natura dell’umorismo, la sua funzione per il benessere personale e il suo significato più recondito. Tra le riflessioni riportate e di particolare interesse si può citare quella dell’americano Peter Bergler per il quale “l’esperienza del comico è uno di quei segnali di trascendenza… In un’ottica cristiana ciò significa che esso è una manifestazione di un universo sacramentale, un universo (…) che contiene segni visibili di una grazie invisibile… recepito nella fede, il comico diventa una grande consolazione e un testimone della redenzione a venire”.

Mentre il secondo capitolo ripercorre la scoperta e l’utilizzo dell’umorismo nell’ambito delle relazioni di aiuto, siano esse le psicoterapie o diverse forme di counseling, il terzo e il quarto offrono scorrevoli e pratici spaccati su come l’arte del ridere possa praticarsi nelle relazioni  affettive, a partire da quella coniugale, e in quelle sociali, siano sul luogo di lavoro o meno.
A chiusura del testo, che vuole prestare un aiuto concreto a chi vi si imbatte, la “formula magica” delle 5S quale stella polare per orientare la quotidianità al buonumore: sorpresa-solarità-sagacia-solidarietà-superiorità.

Un nota infine sul lettore a cui può giovare particolarmente la lettura.
Innanzitutto a tutti coloro che avendo un’ età compresa tra i 16 e i 120 anni concordano con un aforisma di Gilbert K Chesterton riportato sulla quarta di copertina:
“La serietà non è una virtù… Il riso è uno slancio. ‘E facile essere pesanti, difficile essere leggeri”.
In seconda battuta a chi è impegnato nella formazione dei giovani, affinché possa più facilmente sintonizzarsi sulla loro legittima ma spesso sconclusionata vocazione al divertimento…
Da ultimo a chi, impegnato a promuovere una cultura personalistica, voglia risvegliare un senso di meraviglia per il “solo” fatto di essere uomini chiamati a cercare senza requie un “altrove” che sazi il nostro desiderio di felicità

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