Le celebrazioni per il IV anniversario della canonizzazione del Borromeo si sono aperte stamane con l'esposizione dell'urna del Santo presso l'altare di San Giovanni Bono

di Francesca LOZITO
Redazione

s. carlo borromeo - cardinale arcivescovo di milano - 1560-1584

Un santo si rivela come tale per la sua umanità. L’umanità la tocca, la sente e la incontra.
A quattrocento anni di distanza dalla canonizzazione forse è per questo che San Carlo Borromeo richiama in Duomo centinaia di fedeli che, dopo la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi si sono messi in un fila per pregare davanti alla teca con le reliquie del Santo.
Tanta gente, quello che chiamiamo il popolo di Dio, persone semplici che da ogni parte della diocesi sono venute in Duono sfidando anche la pioggia battente che da alcune ore sta cadendo su Milano.
E che hanno atteso la fine della celebrazione quando l’arcivescovo di Milano si è portato in processione davanti all’altare di San Giovanni Bono per lo scoprimento della teca, coperta fino a quel momento da un drappo arancione, che consentirà, come ha ricordato il cardinale stesso a tanti fedeli, di “avvicinarsi al Santo Patrono”, i cui resti fino a questo momento erano custoditi nello Scurolo e dove vi ritorneranno il prossimo luglio.
L’urna di San Carlo, unico vescovo santo dell’epoca moderna, ora sta qui, custodito simbolicamente dalle statue dei due vescovi beati, Andrea Carlo Ferrari e Ildefonso Schuster, quest’ultimo legato al Borromeo dal “filo rosso” dell’aver custodito Milano in un momento di difficoltà e di non averla abbandonata. San Carlo stette qui durante la peste, il cardinale Schuster la salvò da una prevedibile distruzione totale durante la seconda guerra mondiale.
Un amore per la città che si declinava nel quotidiano dunque e che oggi è uno dei motivi principali per cui tante persone si sono ritrovate in preghiera davanti alle spoglie del Borromeo.
Per primo il cardinale Tettamanzi che dopo lo scoprimento si è fermato in silenzio di fronte alla teca scoperta. E poi tanta gente comune: Mariella, della parrocchia di Santa Francesca Romana racconta di “essere rimasta colpita dalla lettura, fatta di recente, degli scritti di San Carlo. È straordinario come queste parole, i valori che trasmettono parlino ancora alla Milano odierna con un’attualità straordinaria”. E poi Mosè e Luigina di Seregno: “Ogni anno veniamo in Duomo per la Festa di Ognissanti, oggi però è sicuramente ancora più importante essere qui”. E poi Paola, della parrocchia della Visitazione di Pero: “Mi colpisce un aspetto di San Carlo: l’aver dedicato la propria vita agli altri”. E infine Maria della parrocchia di Santa Giustina ad Affori: “Vivo a Milano e San Carlo è Milano. Per questo non potevo non esserci”.

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