Le parole del cardinale Sodano nell’omelia della “Missa Pro Eligendo Romano Pontifice” in San Pietro. Dal Decano il ringraziamento al Papa emerito, salutato da un lungo applauso. Nel pomeriggio l’ingresso in Sistina

messa “Pro Eligendo Romano Pontifice”

«Ci sostiene in quest’ora la fede nella promessa di Cristo sul carattere indefettibile della sua Chiesa»: così il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, nell’omelia della Missa Pro Eligendo Romano Pontifice – primo atto dell’elezione del nuovo Papa secondo quanto stabilisce la costituzione apostolica Universi Dominici Gregis e ultimo momento “pubblico” dei cardinali, prima della processione per l’ingresso in Conclave -, da lui presieduta questa mattina nella Basilica di San Pietro.

La solenne messa votiva in latino – 180 i cardinali concelebranti, tra elettori e non – è iniziata alle 10 davanti a un’immensa schiera di fedeli, che già un’ora prima si erano messi in fila dal Braccio di Carlo Magno per entrare in San Pietro. I concelebranti hanno impiegato circa quindici minuti per la processione d’ingresso, attraversando tutta la Basilica per disporsi poi in cerchi concentrici attorno all’Altare della Cattedra, subito prima baciato singolarmente da ogni porporato.

Il coro della Cappella Sistina – insieme al Coro guida Mater Ecclesiae, ai rappresentanti del Pontificio Istituto di Musica Sacra e al suono dell’organo – ha intonato le antifone d’ingresso; poi il cardinale Sodano ha dato inizio alla messa, seguito dal canto del Kirye eleison e del Gloria. Quindi la colletta, dedicata specificamente al nuovo Papa: «O Dio, pastore eterno, che governi il tuo popolo con la sollecitudine di padre, dona alla tua Chiesa un Pontefice a te accetto per santità di vita, interamente consacrato al servizio del suo popolo».

L’omelia del cardinale Sodano è iniziata con un ringraziamento al Papa emerito, salutato da un lungo e fragoroso applauso: «Vogliamo offrirci con Cristo al Padre che sta nei Cieli per ringraziarlo per l’amorosa assistenza che sempre riserva alla sua Santa Chiesa e in particolare per il luminoso Pontificato che ci ha concesso con la vita e le opere del 265º Successore di Pietro, l’amato e venerato Pontefice Benedetto XVI, al quale in questo momento rinnoviamo tutta la nostra gratitudine». «Allo stesso tempo – ha proseguito Sodano – oggi vogliamo implorare dal Signore che attraverso la sollecitudine pastorale dei Padri Cardinali voglia presto concedere un altro Buon Pastore alla sua Santa Chiesa».

Poi il cardinale decano ha citato le parole di Gesù a Pietro – «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» – e quelle del canto «risuonato presso la tomba dell’Apostolo Pietro in quest’ora importante della storia della Santa Chiesa di Cristo»: sono le parole del Salmo 88, che introducono alla “contemplazione” di «Colui che sempre veglia con amore sulla sua Chiesa, sostenendola nel suo cammino attraverso i secoli».

Quella «affidata da Cristo ai Pastori della sua Chiesa» è una «missione di misericordia», ha sottolineato il cardinale Sodano, aggiungendo che tale missione «impegna ogni sacerdote e vescovo, ma impegna ancor più il Vescovo di Roma, Pastore della Chiesa universale», cui spetta il compito di «pascere il gregge del Signore».

«È questo amore – ha detto il decano citando le parole di Gesù a Pietro nel Vangelo di Giovanni («Pasci i miei agnelli») e il commento che ne fa Sant’Agostino – che spinge i Pastori della Chiesa a svolgere la loro missione di servizio agli uomini d’ogni tempo, dal servizio caritativo più immediato fino al servizio più alto, quello di offrire agli uomini la luce del Vangelo e la forza della grazia». È quello che ha esortato a fare Benedetto XVI nel Messaggio per la Quaresima di quest’anno, in cui ricorda che «massima opera di carità è l’evangelizzazione», che è «la più alta e integrale promozione della persona umana», come scrive anche Paolo VI nella Populorum progressio. Gesù, ha ricordato il cardinale Sodano citando le letture, «è venuto al mondo per rendere presente l’amore del Padre verso gli uomini»: un amore che «si fa particolarmente notare nel contatto con la sofferenza, l’ingiustizia, la povertà, con tutte le fragilità dell’uomo, sia fisiche che morali».

«Chiamati a collaborare all’unità ecclesiale»

«Nell’unità della Chiesa esiste una diversità di doni, secondo la multiforme grazia di Cristo, ma questa diversità è in funzione dell’edificazione dell’unico corpo di Cristo». Quindi «è proprio per l’unità del suo Corpo Mistico che Cristo ha poi inviato il suo Santo Spirito ed allo stesso tempo ha stabilito i suoi Apostoli, fra cui primeggia Pietro come il fondamento visibile dell’unità della Chiesa». Citando la «lettera sublime» di San Paolo agli Efesini, il decano ha ammonito: «Tutti noi siamo chiamati a cooperare con il Successore di Pietro, fondamento visibile di tale unità ecclesiale». «L’atteggiamento fondamentale dei Pastori della Chiesa» è l’amore, «quell’amore che ci spinge a offrire la propria vita per i fratelli», così come «l’atteggiamento fondamentale di ogni buon Pastore è dare la vita per le sue pecore»: «Questo vale soprattutto per il Successore di Pietro, Pastore della Chiesa universale. Perché quanto più alto e più universale è l’ufficio pastorale, tanto più grande deve essere la carità del Pastore». «Nel solco di questo servizio d’amore verso la Chiesa e verso l’umanità intera – ha concluso Sodano – gli ultimi Pontefici sono stati artefici di tante iniziative benefiche anche verso i popoli e la comunità internazionale, promovendo senza sosta la giustizia e la pace. Preghiamo perché il futuro Papa possa continuare quest’incessante opera a livello mondiale».

La messa si è conclusa dopo circa un’ora e cinquanta minuti, con il canto in latino dell’Ave Regina e la processione in senso inverso a quella d’entrata.

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