Un progetto di resilienza rivolto ai minori siriani in fuga (in transito con le famiglie verso il nord Europa) al fine di sostenerli nel loro breve soggiorno in città

Profughi

Arrivano ogni giorno alla Stazione Centrale di Milano. Sono minori siriani, quasi sempre con la famiglia, in transito dal luogo dello sbarco in Italia verso i Paesi del nord Europa. Il numero dei profughi della guerra che dal marzo del 2011 sta dilaniando il Medio Oriente è allarmante: nel 2013 sono approdati sulle nostre coste 10.552 siriani, di cui 3523 minori. Solo da gennaio a maggio 2014 sono stati riscontrati 6620 arrivi, di cui 1542 minori (364 non accompagnati). Gli ultimi dati del Comune di Milano parlano di 14.500 profughi siriani accolti da metà ottobre 2013 al 9 luglio 2014, di cui 10.500 negli ultimi due mesi: 3836 sono bambini. Il 61% sono diretti in Scandinavia, il 26,5% in Germania e il 9,3% nei Paesi Bassi.

A Milano sono di passaggio e restano mediamente 5 giorni nella speranza di raggiungere, grazie all’aiuto di conoscenti o parenti, Paesi europei che idealmente offrono maggiori opportunità di lavoro. La situazione all’arrivo in stazione è difficile e pericolosa a causa di traffici illeciti, offerte di passaggi clandestini che tolgono ai profughi i pochi soldi rimasti, e della mancanza di beni di prima necessità come cibo, vestiti, un riparo per la notte.

Il progetto “Emergenza Siria”, promosso dalla Fondazione L’Albero della Vita Onlus e dall’Unità di ricerca sulla resilienza dell’Università Cattolica insieme al Cesi (Centro di Ateneo per la Solidarietà Internazionale della Cattolica), è nato a ottobre 2013 con l’esplodere dell’emergenza, per dare sostegno ai minori siriani sempre più numerosi in arrivo sul territorio milanese e accolti presso i centri di accoglienza di via Aldini e via Salerio, gestiti rispettivamente dalla Fondazione Progetto Arca e dalla Cooperativa Farsi Prossimo per conto del Comune di Milano. Qui lavora un gruppo di operatori volontari, studenti dell’Università Cattolica e studenti arabi iscritti a diverse facoltà degli atenei milanesi, appartenenti al gruppo SWAP (Share With All People). Questa associazione studentesca nata in seno all’Università Cattolica e guidata dal docente di lingua araba Wael Farouq si propone di favorire uno scambio interculturale tra studenti provenienti da ambienti diversi.

In questi centri sono stati attivati spazi ludico-creativi per i bambini, dove si svolgono attività specifiche di sostegno e recupero della quotidianità nel momento transitorio. Da ottobre a oggi questi centri sono stati frequentati da 2200 bambini. Ogni giorno si lavora con un numero di ragazzi tra i 5 e i 14 anni, variabile tra 10 e 40 per ogni centro, anche se spesso sono presenti bambini dai 2 anni di età, ai quali vengono proposte attività specifiche più adatte a loro.

Le fasi del progetto, partito nei giorni scorsi e attivo sicuramente fino a metà ottobre, sono quattro.
1. Un percorso di formazione gestito dall’Unità di resilienza della Cattolica rivolto a tutti i volontari coinvolti nel progetto, sulla base dell’esperienza maturata nell’ambito di progetti di sostegno psicosociale di minori siriani rifugiati in Libano e Giordania e di altri progetti condotti con minori in contesti di emergenza (Gaza, Haiti, Abruzzo, Molise, Sri Lanka, Cile, Cambogia, Pakistan…).
2. L’attivazione di un intervento ludico-creativo in uno spazio dedicato, predisposto dall’Albero della Vita, dove l’Unità di resilienza mette a frutto le competenze psicologiche e le conoscenze maturate nel corso dei tanti progetti elaborati in situazioni di emergenza.
3. L’attivazione di un percorso laboratoriale di promozione della resilienza condotto da studenti e tirocinanti della Cattolica.
4. Una fase di ricerca, strettamente legata alle attività dei laboratori, che utilizzando anche questionari, indaga i fattori che permettono ai bambini di superare in modo positivo i propri vissuti ed è finalizzata ad individuare buone pratiche educative e psicologiche di sostegno alla crescita. Una volta analizzati i risultati dell’indagine si procederà con un aggiornamento della formazione dei volontari che collaborano al progetto.

In particolare le attività ludiche utilizzano principalmente il disegno e la manualità, attraverso lavori che richiedono, oltre ai pennarelli e alle matite colorate, l’utilizzo di colla e carta crespa. Tutti questi strumenti contribuiscono a individuare le paure e le difficoltà incontrate dai bambini a fronte degli aiuti e della protezione che hanno ricevuto; a scoprire le risorse interne che aumentano l’autostima e la condivisione con gli altri; a percepire la propria storia attraverso ricordi positivi e negativi e a esprimere sogni e desideri per una rappresentazione positiva di sé nel futuro; a descrivere il periodo post migratorio e a rafforzare la propria identità culturale.

Nei momenti di attività nei due centri di accoglienza che si alternano tra mattina e pomeriggio da lunedì a venerdì sono presenti a turno 2 operatrici e 15 volontari de L’Albero della Vita e 2/3 studentesse e tirocinanti della Cattolica (facoltà di Psicologia e Scienze della formazione), accompagnate da un mediatore. I mediatori linguistici (9 in tutto, appartenenti al gruppo SWAP) sono figure fondamentali in questo progetto perché la brevità del soggiorno dei profughi non consente un intervento approfondito e l’uso della lingua madre facilita la comunicazione immediata sia dei bisogni sia delle risposte. 

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