Secondo la Camera di Commercio di Monza e Brianza il giro di affari delle attività imprenditoriali femminili in Lombardia è cresciuto del 3% nell'ultimo anno. Un trend positivo che accomuna tutte le Regioni d'Italia e che vede protagoniste anche le donne straniere

di Cristina CONTI

La ripresa riparte dalle imprese rosa. Sono 172.485 le attività femminili in Lombardia. E il loro giro d’affari è aumentato del 3% rispetto allo scorso anno. A dirlo è un’elaborazione dell’Ufficio studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese e Istat.

Parrucchiere, bariste, imprenditrici agricole, ristoratrici. Queste le principali attività di successo nel secondo trimestre 2013. «I segnali positivi che arrivano dal fare impresa al femminile e dai “fiocchi rosa” in più ci proiettano nell’autunno con una carica di fiducia – ha dichiarato Mina Pirovano, Presidente del Comitato della Camera di Commercio di Monza e Brianza e Presidente del Coordinamento dei Comitati Imprenditoria Femminile lombardi -. Le donne che lavorano e fanno impresa rappresentano la nuova chiave di volta del nostro sviluppo perché generano occupazione e stimolano la nascita di nuove imprese». Per questo occorre sostenere le attività delle donne con politiche di incentivo e di semplificazione dello start up, facilitazioni per l’accesso al credito e per la valorizzazione delle esperienze e competenze di ciascuna.

Un trend che accomuna tutte le regioni italiane. A livello nazionale, infatti, nei primi sei mesi del 2013 sono nate 61.744 imprese femminili, 3.895 in più rispetto al primo semestre del 2012. E nella classifica, dopo la Lombardia, seguono il Lazio con 120mila imprese rosa e un aumento del 2,9 per cento nell’ultimo anno, il Veneto (quasi 100mila, crescita del 2,7%) e la Puglia (82.700 con un volume d’affari in incremento del 2,1 per cento).

Tra le nuove imprese una su dieci in Italia è straniera. In testa l’Emilia Romagna che ha registrato un aumento del 7% in un anno di queste attività. Le imprenditrici immigrate nella nostra regione, invece, sono il 9,2%, in crescita del 5,9 rispetto al 2012. E sono impegnate soprattutto nel commercio e nei servizi, come venditrici ambulanti (tessile, abbigliamento, calzature e bigiotteria), in bar, negozi di parrucchieri e ristoranti, ma anche nelle confezioni e nella sartoria su misura.

Le italiane, invece, hanno riscoperto il valore della terra e dell’impresa agricola (con cereali, culture miste e permanenti), ma non rinunciano alla cura della bellezza, aprendo istituti e saloni.

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