Don Paolo Fontana, responsabile della Pastorale diocesana della salute: «La Giornata del Malato è un momento forte e l’incontro con l’Arcivescovo è un appuntamento particolarmente sentito». L’attenzione alla formazione dei ministri straordinari dell’eucarestia

di Francesca LOZITO

Don Paolo Fontana

«Si va verso il fratello malato guardandolo come un fratello perché il Signore è venuto verso di noi». E per questo «la sapienza del cuore è uscire da sé verso il fratello». Una risposta «assoluta» in un passaggio difficile dell’esistenza in cui, deboli e fragili, si è oggetto di un gesto di totale gratuità, secondo don Paolo Fontana, responsabile del servizio di Pastorale della salute dell’arcidiocesi di Milano.

Mercoledì 11 febbraio, Giornata mondiale del malato, l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, presiederà alle 10 la celebrazione eucaristica presso la chiesa di Santa Maria di Lourdes (via Induno 12, Milano): «I malati, i cappellani, gli assistenti spirituali, attendono di incontrare l’Arcivescovo, che ha sempre un’attenzione speciale per loro – precisa Fontana -. Tutta la comunità dei sofferenti e di chi se ne prende cura ha nel cuore un desiderio forte di accompagnamento spirituale nel passaggio difficile della malattia. L’incontro con l’Arcivescovo è un momento importante per loro».

La Giornata del Malato viene vissuta in molti luoghi, diversi tra loro: parrocchie, cappellanie ospedaliere, Rsa: «È un momento forte – sottolinea don Paolo -, in cui i malati manifestano il desiderio di pregare, di confessarsi, di ricevere l’unzione degli infermi». E aggiunge: «Ogni anno questo momento si rinnova con forti attese da parte di chi si trova nel difficile passaggio della prova”.

Lo scorso 31gennaio, al Santuario Don Gnocchi di Milano, si è tenuto il primo di una serie di importanti incontri su cui la Pastorale diocesana punta molto l’attenzione: si tratta di una iniziativa di formazione per i ministri straordinari dell’eucaristia. Il prossimo appuntamento sarà fra due mesi esatti a Seveso, presso il Centro astorale. Perché questa attenzione? «Da parte loro c’è un desiderio di “mettere a fuoco il proprio servizio”, un’esigenza di formazione». L’obiettivo è quello di crescere per essere pienamente fratelli, come dice il messaggio del Papa: «Nella disponibilità ad andare dal malato da parte dei ministri straordinari non c’è più solo il desiderio di portare loro Gesù. Essi desiderano essere sostegno, “occhi per il cieco, piedi per lo storpio” appunto, come recita il versetto di Giobbe che fa da riferimento quest’anno». Non è una semplice e banale pacca sulla spalla, quella che i malati devono ricevere, ma un vero e proprio accompagnamento, partendo da un presupposto: «I ministri straordinari dell’Eucaristia sono quelli che incontrano più frequentemente i malati. Perché si recano nelle case. Il periodo in cui entrano in contatto con le cappellanie è un periodo limitato. Sappiamo che i ricoveri ospedalieri sono sempre più brevi e che l’assistenza si gioca sempre più a domicilio». Perciò in questo momento si lavora in particolare sui ministri straordinari. «Il 31 gennaio erano più di duecento – riprende Fontana -. Per noi è stato un bellissimo momento di risposta al grande desiderio di accompagnamento che ormai da tempo esprimevano ormai i ministri straordinari».

Si tratta di un gruppo davvero numeroso: in diocesi se ne contano circa 6500. Un gruppo che in questa occasione e nei prossimi incontri ha manifestato il desiderio di mettersi in dialogo: «Le domande più importanti che ci hanno fatto riguardano la formazione personale. Vogliono prima di tutto intraprendere un percorso di pacificazione con la malattia e la morte in prima persona. Questo è per loro il primo passo per essere in grado di stare accanto a chi è malato: il rafforzamento della dimensione antropologica umana e spirituale consente poi loro di essere accanto in modo consapevole e formato. Non è un passaggio facile, ma, appunto, necessario: la malattia e la morte hanno in sé, come direbbe Bonhoeffer, un cammino di resistenza e resa».

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