«Benedici il tuo popolo dalla tua dimora» (Dt 26, 5) sarà il leitmotiv che attraverserà le meditazioni dell'Arcivescovo, per il quale questo viaggio offre «un segno esplicito di comunione ai fratelli che vivono il Venerdì santo permanente». Sono previsti incontri con il Patriarca ed il Custode. A loro sarà donata una reliquia del “periodo milanese” del beato Paolo VI. Tre poi le celebrazioni comuni presiedute dal Card. Scola: a Betlemme, al Getsemani e al S. Sepolcro.

don Massimo Pavanello

Terra santa

«La speranza è un rischio da correre. È addirittura il rischio dei rischi». La convinzione di Georges Bernanos descrive con incisività il motivo ultimo che condurrà in Terra santa trecento pellegrini ambrosiani – guidati dal card. Angelo Scola, due Vicari episcopali e quindici preti – dal 27 dicembre 2014 al 3 gennaio 2015.

La condivisione della speranza è però un dono. Per questo i milanesi lo invocheranno: «Benedici il tuo popolo dalla tua dimora» (Dt 26, 5) sarà infatti il leitmotiv che attraverserà le meditazioni dell’Arcivescovo. Egli, già indicendo il viaggio, aveva anticipato i criteri per la scelta: «Credo che, in questo momento storico, sia un dovere fondamentale per tutti i cristiani fare qualunque sacrificio per offrire un segno manifesto ed esplicito di comunione ai nostri fratelli che vivono il Venerdì santo permanente di Gerusalemme e della Terra Santa». Un Venerdì santo dal quale si esce per Grazia e per testimonianza personale.

Come ricordano spesso i leader religiosi locali, in particolare il Patriarca di Gerusalemme dei Latini ed il Custode di Terra santa. I pellegrini ambrosiani li incontreranno. E durante tali momenti riservati il card. Scola omaggerà loro una reliquia del “periodo milanese” del beato Paolo VI.

Sua Beatitudine Fouad Twal, invitando il card. Scola ed i suoi diocesani a questo pellegrinaggio, ha evocato proprio la dimensione ora menzionata: «Quella che vi attende è una missione: sono convinto che con la preghiera comune, con la fede condivisa, con l’amicizia e con la testimonianza ce la faremo. Il vostro arrivo sarà un sostegno per voi e per noi, perché sentiremo concretamente che non siamo soli o abbandonati».

Con uguale persuasione p. Pierbattista Pizzaballa, salutando la Comunità araba latina di Gerusalemme, ha recentemente ribadito: «Voi fate parte dell’identità di questa Città. La cosa sicura è che resteremo qui. I cristiani sono parte integrante della vocazione universale e irrevocabile di questa città». E ha poi ricordato come «non saranno i piani strategici o gli aiuti finanziari a salvarci. A salvarci saranno la preghiera e la forza della nostra fede».

E questa stessa fede i pellegrini milanesi celebreranno con tre liturgie comuni presiedute da Scola: a Betlemme, al Getsemani e al Santo Sepolcro.

Il grande gruppo diocesano, a metà settimana, si dividerà in due tronconi: uno resterà in Israele, l’altro raggiungerà la Giordania. S.E. Mons. Pierantonio Tremodala guiderà la prima comitiva; Mons. Piero Cresseri accompagnerà invece i fedeli che attraverseranno il confine.

Si è detto della speranza e della fede che contraddistingueranno il pellegrinaggio ambrosiano. Ma non difetterà certamente neppure la carità. Ci saranno diverse occasioni per esprimere la concreta vicinanza ai fratelli cristiani. Una generosità che, in vero, la diocesi di Milano come tale – e le sue articolazioni – assicurano con una certa regolarità sia per tradizione sia in ossequio anche alle parole del Papa. Francesco ha infatti ribadito che «non possiamo rassegnarci a pensare al Medio Oriente senza i cristiani che da duemila anni vi confessano il nome di Gesù» e che occorre «dare il maggiore aiuto possibile alle comunità cristiane per sostenere la loro permanenza nella regione».

Tutto ciò porterà, allora, nel cuore il gruppo dei pellegrini ambrosiani. Un gruppo che comprende per lo più singoli iscritti. Ma dove non mancano sodalizi con affinità territoriale, come nel caso dei fedeli della comunità pastorale di Cavaria con Premezzo, delle parrocchie di Castello di lecco e di Castelletto di Cuggiono; o con legami professionali, come è ad esempio per la trentina di insegnanti di religione.

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