La consapevolezza di un grande compito comune: contribuire insieme alla costruzione della Chiesa per il bene del mondo

Daniele FANTINATO
Responsabile di Cl, a nome di associazioni e movimenti del decanato di Gallarate

Nel decanato di Gallarate sono varie le associazioni e i movimenti ecclesiali, e molti degli aderenti sono inseriti negli ambiti e nelle strutture decanali e parrocchiali ciascuno collaborando, secondo la natura del proprio carisma e nella misura delle proprie capacità, alla vita della Chiesa locale: nei consigli pastorali, come catechisti, nelle opere di carità, nelle iniziative culturali.
Abbiamo visto così nascere, dentro gli ambiti parrocchiali cui partecipiamo, conoscenze e rapporti che mano a mano si sono consolidati come stima reciproca e amicizia sincera e fraterna, andando oltre l’essere insieme per “fare delle iniziative”, ma piuttosto per la consapevolezza di un grande e comune compito: contribuire insieme alla costruzione della Chiesa per il bene del mondo.
Come sappiamo bene il nostro impegno rischia di essere sterile o fine a se stesso quando è vissuto con l’orizzonte stretto dei nostri progetti e dei nostri calcoli mentre vediamo frutti insperati non appena lo viviamo con la coscienza dell’appartenenza alla Chiesa intera, in unità con il nostro Vescovo e con il Papa. In questi anni sono state promosse e organizzate varie iniziative pubbliche – sottoforma di incontri o di mostre – che hanno visto il ritrovarsi insieme e collaborare tra loro, pur in varie forme il decanato, attraverso una o più delle sue commissioni, come la Fisp; i centri culturali nati dai movimenti e dalle parrocchie; le stesse parrocchie e in alcuni casi le associazioni cattoliche. Sono stati così organizzati vari eventi culturali che hanno riguardato fatti di attualità o temi rilevanti come il tema fede-ragione a partire dal discorso del Papa a Ratisbona, la bioetica, il lavoro, la persecuzioni di cristiani nell’Estremo Oriente, e da ultimo la mostra sulla figura di San Paolo.
Di questo fatto vorrei sottolineare due aspetti: il primo è che la comune collaborazione per l’organizzazione di questi eventi non è stata la mera convergenza di sigle per una strategia mirata a un maggiore successo, ma un coinvolgimento reale, proposto e cordialmente accettato, pur nelle differenze e nell’autonomia che contraddistinguono le varie realtà, ciascuna con le sue particolari finalità, impostazioni e attività. Il secondo aspetto – che per certi versi dovrebbe essere scontato ma non sempre è così – è che questi eventi sono stati pensati non solo per gli ambiti “parrocchiali”, ma come gesti pubblici, rivolti a tutta la città, mossi da un solo scopo: il desiderio di testimoniare a tutti e di documentare che la Chiesa offre la risposta vera e alle domande e alle esigenze di ogni uomo. Come ricordato nel Percorso pastorale sulla famiglia «la cultura esprime e determina l’interpretazione che l’uomo dà della propria vita, trovandone il significato come realtà bella, buona, vera».

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