Cresciuti alla Scuola della Parola: «ci ha insegnato a pregare»

di Francesca LOZITO

Martini anniversario

«Si’ certo, sono qui. Sono venuta per tutto quest’anno, ogni volta che mi trovavo a passare dal centro di Milano. C’ero un anno fa». La fedeltà di Maria Stella, anziana signora milanese seduta sulle panche davanti alla tomba del cardinale Carlo Maria Martini e’il simbolo della fedeltà di un legame tra l’arcivescovo per ventidue anni sulla cattedra di Ambrogio e il suo popolo.
Si mettono in fila all’ingresso del Duomo già dalle quattro del pomeriggio. Un anno fa pioveva a dirotto, oggi c’è il sole, sono qui i fedeli della diocesi di Milano. Ma non solo. «Io un anno fa sono rimasto fuori» racconta Giuseppe Florio che con la moglie Vanda vengono dalla parrocchia dei Santi Patroni d’Italia, nella zona di Bande Nere. Marito e moglie si aprono al racconto personale: «Quando il cardinale Martini rientro’da Gerusalemme e venne a stare a Gallarate gli inviammo un libretto che avevo scritto – dice Giuseppe – ci rispose con un biglietto di ringraziamento e per questo gli chiedemmo di andarlo a trovare. Ci ricevette con estrema semplicità. Il nostro ricordo e’quello di una persona semplice e di grande ascolto. Conserviamo di lui l’immagine più bella del pastore». Una generazione di giovani e’cresciuta alla Scuola della Parola con Martini in Duomo. Tra quei ragazzi c’erano anche Marco e Simonetta,vengono da Desio e oggi sono marito e moglie. Hanno una bimba, Emma, anche lei in preghiera alla tomba: «Cosa mi ha insegnato Martini? – spiega Marco – a conoscere Cristo meditando la Lectio divina».
Tante sono le persone commosse, tante quelle che non riescono a dire una parola: sulla tomba ci sono fiori bianchi, qualcuno ha lasciato una immaginetta. Tra questi Flora, che non vuole dire nulla: «ho tutto dentro al cuore» riesce a sussurrare soltanto.

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