Le linee guida del Cem (Consiglio episcopale milanese) pubblicate sul sussidio per l’anno pastorale “In cammino con san Carlo”

di Luisa BOVE

Battesimo

Nella Diocesi ambrosiana si apre una nuova stagione per l’iniziazione cristiana che tocca la fase battesimale. Senza cancellare quelle che sono state le intuizioni del Sinodo 47° ora la Diocesi rilancia e invita a uno “stile” e a “contenuti” rinnovati. Il primo aspetto su cui puntare – come si legge nelle linee guida del Cem pubblicate su In cammino con san Carlo (scheda 2) – è l’incontro tra il parroco o un altro presbitero o un diacono e i genitori (possibilmente entrambi) che chiedono il battesimo per il loro bambino. Sarà l’occasione «per accogliere e valutare la richiesta del Battesimo», ma anche per verificare «le loro convinzioni religiose e la loro disponibilità a educare i figli nella fede». In un momento successivo saranno gli operatori pastorali della parrocchia (preferibilmente sposi) a visitare le famiglie nelle loro case come segno di vicinanza della comunità cristiana nell’educazione alla fede. Un terzo livello sarà quello di organizzare un incontro in parrocchia per tutti i genitori già contattati che hanno richiesto il battesimo, invitando eventualmente anche i futuri padrini e madrine dei bambini. La celebrazione del battesimo non dovrà essere vissuta in senso privatistico, ma avere una «connotazione visibilmente comunitaria», magari durante la Messa domenicale. Tuttavia il cammino battesimale non culmina con il sacramento, ma sarà importante «dare continuità alle relazioni avviate tra la comunità e le famiglie mediante un opportuno accompagnamento successivo al Battesimo», si legge ancora nel testo. Questo non significa moltiplicare le serate in parrocchia, ma «realizzare a livello comunitario momenti sufficientemente collegati tra loro che favoriscano la scoperta delle potenzialità insite nel ministero dei coniugi». Non è escluso che gli operatori laici, che avevano preso contatti con le famiglie prima del battesimo del figlio, mantengano vivo questo rapporto incontrando altre volte le coppie di genitori. Dopo il battesimo potranno essere organizzati incontri domenicali di gruppo offrendo da una parte contenuti biblici e teologici, dall’altra favorendo il confronto tra genitori sulle loro esperienze familiari. Anche i bambini potrebbero essere coinvolti «in qualche semplice iniziativa pensata per loro», si legge nella scheda, utilizzando «metodologie adeguate (letture di immagini, racconti, audiovisivi, disegni, drammatizzazioni, brevi preghiere) che stimolino il dialogo tra i piccoli, dando spazio e risposte anche ai loro interrogativi». In questa fase potrebbe essere utile «promuovere una collaborazione viva con le scuole dell’infanzia», specie quelle legate al mondo ecclesiale, con insegnanti che partecipino alle équipe battesimali avviate nelle parrocchie. Ora il grande compito di rinnovare la fase battesimale spetta alle parrocchie della Diocesi, ma in questo non saranno sole.
L’Arcivescovo, come aveva promesso, ha scritto un testo per le famiglie sul tema del battesimo dal titolo «Il dono più grande»; intanto sono in preparazione sussidi e strumenti di lavoro che consentiranno alle comunità cristiane di proporre un cammino adeguato alle esigenze di oggi.

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