Redazione

La vita ha ripreso il suo corso ordinario: a Abidjan come a San Pedro la gente è tornata al lavoro o a scuola, i grossi camion carichi di cacao fanno la coda all’ingresso dei magazzini di stoccaggio e ai bordi delle strade i venditori ambulanti sono tornati a esporre le loro svariatissime mercanzie.

Dai negozi andati distrutti non esce più il fumo degli incendi e tutto sembra rientrato nella calma, come se niente fosse successo.

Ora tanti si chiedono cosa significhi “embargo” che l’Onu ha decretato per la vendita di armi alla Costa d’Avorio.
Intanto comincia a scarseggiare il gasolio e anche in molti negozi non trovi più generi alimentari quotidiani come riso o zucchero. Ieri è partito l’ultimo aereo per chi voleva tornare in Europa.

Gli stranieri africani, immigrati dai paesi vicini per lavorare nelle piantagioni di cacao, si chiedono quale sarà il loro futuro:
si vive in un clima di grande incertezza.

Forse anche per questo si prega tanto: non ho mai visto così tanta gente in chiesa gente che prega e digiuna.
Questa sera in televisione il porta-parola del governo ha annunciato la completa sottomissione del presidente della repubblica alle sanzioni dell’Onu, chiedendo però l’intervento dei caschi blu per disarmare i ribelli: il centro-nord del paese è ancora occupato dalla ribellione.

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