Il parroco monsignor Elio Burlon presenta la visita del cardinale Scola nella località brianzola, città natale di Pio XI e don Giussani, alle prese coi travagli economici e la crescita della giovane Comunità pastorale

di Veronica TODARO

monsignor Elio Burlon

«Aspettiamo con gioia l’Arcivescovo, che darà la sua benedizione all’Oratorio e, dopo una visita alla Casa Natale di Papa Ratti, celebrerà la Santa Messa in Basilica, per incontrare subito dopo i preti del Decanato». Ad attendere il cardinale Angelo Scola sabato 14 dicembre a Desio, città natale di Pio XI e di monsignor Luigi Giussani, è prima di tutti monsignor Elio Burlon, responsabile della Comunità pastorale di Santa Teresa del Gesù Bambino e parroco della parrocchia dei Santi Siro e Materno.

Desio conta attualmente circa 41 mila abitanti. Una comunità variegata già in passato, visto che nei primi anni Cinquanta è stata mèta dell’immigrazione interna, specialmente dal Veneto e dalla Sicilia (ancora oggi sono presenti circa 4 mila cittadini provenienti da Campobello di Licata, Agrigento). «Credo si possa dire che l’integrazione è stata davvero buona, pur non negando qualche lentezza nel passato – spiega monsignor Burlon -. Oggi accomuna tutti la crisi economica persistente, che vede in sofferenza soprattutto i giovani e gli emarginati dal lavoro intorno ai 50 anni. L’aria che si respira, però, non è di rassegnazione, ma di volontà di guardare avanti, mettendo in atto la creatività e lo spirito d’iniziativa propri dei brianzoli. Le difficoltà delle famiglie, comunque, si notano anche a partire dal costante aumento di quanti ricorrono ai centri caritativi della comunità cristiana o ai servizi sociali del Comune».

L’immigrazione straniera è massiccia: «Esiste una cospicua comunità pakistana, con cui fortunatamente dialoghiamo da tempo, mentre con il centro di raccolta dei maghrebini è molto difficile stabilire una comunicazione. Si registra pure una forte presenza di assistenti familiari o lavoratori dall’Europa dell’Est; molti di loro, pur appartenendo alle Chiese ortodosse, frequentano anche l’Eucaristia domenicale e in diversi casi accolgono volentieri la benedizione natalizia. C’è, infine, una discreta presenza di latino-americani, cattolici: recentemente, come Comunità cittadina, ci stiamo chiedendo come intraprendere qualche iniziativa pastorale specificamente indirizzata a loro».

Dal punto di vista ecclesiale, dopo una preparazione all’incirca quinquennale, è stata costituita la Comunità pastorale comprensiva di tutte e 5 le parrocchie cittadine, dedicata a Santa Teresa di Gesù Bambino come omaggio indiretto a Papa Ratti, che la chiamava «la stella del mio pontificato». «Nel presbiterio cittadino, composto da una dozzina di preti, c’è un buon clima di collaborazione, pur nelle inevitabili diversità – sottolinea il parroco -. Certamente i problemi non mancano, ma il cammino intrapreso si può considerare ormai irreversibile, anche se non si può dire che questa nuova impostazione pastorale sia ormai acquisita nella coscienza diffusa dei nostri fedeli. Non c’è una resistenza attiva, ma ci sono ancora parrocchiani che semplicemente la subiscono. Credo comunque che tutto ciò si debba considerare fisiologico, poiché penso che i cambiamenti nella Chiesa vanno fatti metabolizzare dal popolo di Dio: solo così possono rivelarsi duraturi».

Un cammino necessariamente di transizione, ma caratterizzato da una scelta a cui monsignor Burlon attribuisce grande importanza strategica: la promozione del laicato. «Se ne parla da tanto tempo, ma se non si investono importanti energie in questo senso, ci troveremo fra non molto ad avere settori importanti dell’attività pastorale completamente scoperti. Spero che si riesca a scongiurare questo grave rischio».

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